Un primo, timido presidio, improvvisato e spontaneo. Così dopo un veloce un passaparola tra mail, sms e tradizionale telefono fisso, giovedì 24 febbraio, Catania ha detto un primo “No al genocidio in Libia” e ha dato la sua solidarietà al
Sos Costituzione e due appelli per l’Italia aggredita, maltrattata, avvilita da politici irresponsabili e corrotti. Sono in molti ormai a denunciare i continui attacchi ai fondamenti della Carta, alla divisione dei poteri, alla legalità e alla giustizia. Di fronte all’attuazione sistematica del
Dove ci sono donne che lottano a Catania, c’è lei. Quando c’è da prendere posizione per denunciare diritti calpestati, offese subite, torti e soprusi, soprattutto se ci sono donne di mezzo, la ritroviamo, sempre in prima fila. Sola o con altre compagne
Si sono mobilitati, hanno espresso, con dignità e fermezza, le loro ottime ragioni, hanno incontrato le autorità ma, ancora, non hanno risolto nulla. No, non parliamo né di studenti e ricercatori che difendono l’istruzione pubblica, né di operai che, giustamente, contestano il
Il giudice Giambattista Scidà, per molti anni presidente del Tribunale per i minori di Catania, è una delle voci di dissenso e di denuncia dei poteri forti della città. Ecco come Scidà racconta in un suo blog (http://scida.wordpress.com/) gli ultimi trent’anni di
Il Fatto quotidiano è uscito per primo e la notizia è rimbalzata subito con enorme clamore in città e nel Paese: il potente editore e direttore del quotidiano La Sicilia, Mario Ciancio Sanfilippo, è stato iscritto nel registro degli indagati per concorso
Ezio Donato lo presenta come una guida che serva non a trovare luoghi ma a perdersi nell’illusione del cinema. Nell’introduzione di Sergio Gelardi, presidente di Cinesicilia, viene descritto come un libro che ci “guida tra i segni e i sogni, di celluloide
Trasloco in vista per il personale in forza alla base di Sigonella. Almeno per coloro che da almeno dieci anni abitano a Mineo, nel “Residence degli aranci“, un complesso di 25 ettari con 404 villette, giudicato adesso troppo lontano dalla base e
Chi non crede ai detenuti non può ignorare, però, l’S.O.S. della polizia penitenziaria che parla di “tragedia penitenziaria”. E per dare maggiore forza alla loro denuncia i poliziotti che lavorano dentro le carceri hanno deciso di fare lo sciopero della fame e