Al processo che vede il direttore-editore imputato di concorso esterno in associazione mafiosa testimoniano due soci in affari di Ciancio, Giovanni Vizzini e Vincenzo Viola. Abbiamo già visto come il primo abbia attibuito ad un colpo di fortuna i
“Sono stato fortunato” così, dinanzi a giudici allibiti, Giovanni Vizzini, socio dell’editore catanese, spiega i 700 mila euro incassati dall’operazione Porte di Catania. Sembra di assistere ad una commedia e invece è il processo a Mario Cancio Sanfilippo di cui si continua
“That’s the press, baby”, “E’ la stampa bellezza”. Nel film il direttore-Bogart rivendicava il diritto all’informazione contro chi avrebbe voluto zittire i reporter. Il nostro quotidiano locale sembra muoversi nella direzione opposta, “essere portavoce della élite politica di ieri e di oggi”,
Un processo, quello a Mario Ciancio, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, che dovrebbe essere, vista l’importanza del personaggio, al centro dell’attenzione. Il dibattimento procede, invece, a fari spenti, come se alla Città non interessasse interrogarsi sulla propria storia. Per rompere
Proviamo a non far spegnere i riflettori sul processo Ciancio. Una Città che sceglie di dimenticare il suo passato, difficilmente riuscirà a costruire un futuro diverso, a liberarsi dell’eredità di un blocco di potere imprenditoriale, politico e mafioso, tenuto insieme proprio dal
E’ ancora in corso, presso il tribunale di Catania, il processo a Mario Ciancio Sanfilippo, editore del quotidiano La Sicilia, accusato di concorso esterno all’associazione mafiosa. Un processo che si protrae da tre anni e di cui si parla poco e niente.