Si dovrà attendere ancora per l’incidente probatorio nell’edificio 2 di Farmacia, vale a dire per il sopralluogo di tecnici e geologi con il prelievo di campioni di terreno che potrà svelare l’eventuale concentrazione di veleni.
L‘incarico ai periti per tale prova processuale non è stato ancora conferito in seguito alle richieste dei familiari di alcune delle “vittime” del laboratorio dei veleni di essere ritenuti parti offese nel procedimento per il disastro ambientale.
A questa richiesta, come alla presenza nel processo dell’Università in veste di parte offesa, si oppongono, però, i legali degli indagati, docenti e dirigenti della Facoltà di Farmacia e l’ex rettore Ferdinando Latteri.
La procura della Repubblica, intanto, sulla base delle denunce presentate proprio dai parenti delle vittime, ha aperto una seconda inchiesta, per il momento parallela, sulle morti sospette nel laboratorio di farmacia. I reati ipotizzati, per i quali fino ad ora non ci sono indagati, sono lesioni colpose e omicidio colposo. I magistrati dovranno stabilire se vi sia un nesso tra l’insorgenza dei tumori e le condizioni ambientali di lavoro.
Base di questa seconda inchiesta è stato sicuramente il memoriale di Emanuele Patanè, il giovane ricercatore morto di tumore nel 2003.
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