Giovani, motivati, entusiati. Sono gli studenti universitari che hanno dato vita ad un mensile non solo virtuale, ma anche – potremmo dire prevalentemente – cartaceo, presentato alla fine di marzo nella libreria Prampolini di via Vittorio Emanuele.
Polisemico il titolo, InChiostro, che richiama la stampa e il suo supporto cartaceo ma anche il chiostro dei Benedettini, simbolico luogo della socialità studentesca.
Non solo di Università vogliono occuparsi i promotori di questa iniziativa, vogliono andare oltre, guardandosi attorno. Parlano, infatti, della città e delle sue questioni irrisolte, dal disagio sociale alla questione dei rifiuti (“Oltre il chiostro. In che città studiamo?”).
Guardano anche più lontano, ai drammi e alle speranze del mondo. Ecco allora l’articolo sulla Palestina, una riflessione su “il sovvertimento del reale tramite le parole e i silenzi su Gaza”. Ed ecco il racconto delle proteste esplose in Serbia contro la corruzione, con i giovani scesi in campo da protagonisti (“La voce dei nostri coetanei serbi”).

Anche all’istruzione e alla stessa università i nostri redattori guardano con occhio critico, interrogandosi sul rischio della “capitolazione della scuola pubblica di fronte alla scuola privata” e sull’attacco contro il pensiero critico in una “università [che] affonda”, privata di risorse, esposta alla concorrenza degli atenei telematici e condannata alla precarizzazione.
Non mancano le recensioni di libri utili per capire il nostro tempo (“Perchè siamo in ansia?”) e lo spazio dedicato alla letteratura.
Questo il numero 0. Ma è già in cantiere il prossimo numero, con un taglio più monografico, in cui si propongono di parlare del disagio giovanile.
Diamo ora la parola alla redazione, riproducendo l’editoriale del numero 0, una lettera indirizzata al…
Magnifico Lettore,
hai tra le mani il primo numero di InChiostro, giornale studentesco, mensile, cartaceo e virtuale.
Il progetto nasce da un’ esigenza che crediamo condivisa: l’esigenza da parte di studenti e studentesse di esprimersi e discutere in maniera incisiva, strutturata, orizzontale. Perché dobbiamo volgere lo sguardo al di là delle belle mura del monastero. Guardare la città e i suoi problemi, il mondo e i suoi fermenti.
In Chiostro dunque, perché il Chiostro di ponente è il luogo principale della socialità studentesca. Inchiostro perché crediamo che la carta stampata, lineare, uniforme, continua, permetta forme meno superficiali e sconnesse di riflessione critica del presente.
Perché un giornale oggi, se i mezzi di espressione non mancano? Se è in altri canali, nei social, che si forma l’opinione pubblica? Un giornale è oggi soltanto il recupero anacronistico di forme tradizionali a cui si è affezionati ma che sono fuori tempo massimo?
Crediamo che i social siano mezzi inadeguati per una discussione di qualità. Anzi essi concorrono all’involuzione del dibattito pubblico, alla sua spettacolarizzazione, al suo impoverimento: qui le notizie si consumano. La comunicazione è dispersiva, la formazione delle opinioni, quando non generica e sbrigativa, viziata da “camere dell’eco”.
Nella speranza di poter costruire uno spazio di riflessione critica e approfondimento abbiamo aperto InChiostro: perché c’è molto su cui riflettere, molto di cui parlare, in modo autenticamente plurale e partecipato.
Discutere: della qualità dell’insegnamento didattico, della privatizzazione dell’università; dei record di dispersione scolastica di Catania, del disagio giovanile, della questione ambientale e la gestione dei rifiuti nell’isola. Discutere di ciò che succede nel mondo, delle prospettive del futuro, entusiasmanti, angosciose.
Insomma sfide nuove e vecchi problemi si affacciano al futuro prossimo della città, del Paese, nell’affrontare i quali sono imprescindibili l’energia e la consapevolezza dei giovani studenti e studentesse.
E una parte del ‘risvolto di copertina’ con cui il giornale si chiude
Molti ci chiedono: Sarà un giornale politico?
Se politico è chi non è disposto a rivedere le proprie idee, se è lo schematico, il fazioso, o l’ipocrita no, non saremo politici. Ma se politico non è un insulto ma indica l’assunzione di una scelta di valore, un’esigenza morale, sì, ci diremo politici. Se politico è l’interesse di parte non saremo politici. Ci diremo tali perché è politico colui che persegue l’interesse di tutti.
Questo giornale, pur nei limiti e difetti in cui dovrà incorrere per l’inesperienza di chi lo conduce, intende essere sede di discussione libera e aperta, di mediazione delle divergenze, esempio di disponibilità alla onesta revisione delle proprie idee. In una parola: un esercizio di democrazia. Sappiamo che il nostro giornale sarà riuscito solo se tra le sue pagine si svolgeranno confronti, dibattiti, ponderazioni degli argomenti. Solo se avrà luogo una informazione articolata e informata.
Accanto a ciò, le nostre idee e le nostre scelte valoriali saranno chiare a chi legge. E saranno espliciti il giudizio e le esigenze morali che muovono chi scrive verso i temi, molti e difficili, che scalderanno queste pagine.
Quindi sì, sarà un giornale politico perché la mediazione democratica è (la forma più alta di) politica, politico perché definite (ma non definitive) sono le idee degli autori. Ma non sarà grettamente fazioso o ideologico, né qui troverà spazio l’astiosa delegittimazione del pensiero altrui.
InChiostro si può leggere in formato digitale nell’omonimo sito, https://in-chiostro.it/
Lo trovate anche su Instagram @inchiostro.ct e su Whatsapp. E può essere raggiunto a questa email inchiostroct@gmail.com