A senso unico in quanto, come riferisce Legambiente, “al momento non c’è alcun riscontro da parte dell’amministrazione”.
Lettere aperte, comunicati stampa, assemblee on line per invitare le istituzioni cittadine ad affrontare insieme il serio problema della mobilità a Catania nel periodo post Covid 19.
“Non restituiteci la vecchia città” è il grido di Legambiente, che invita gli amministratori ad avere una “visione di futuro, soluzioni inedite e capacità di guidare la comunità verso frontiere nuove”.
“Catania purtroppo è una città insostenibile sotto il profilo ambientale a causa di inerzia e di politiche scorrette”, scrive il 20 aprile la vicepresidente di Legambiente Annamaria Pace, “con una mobilità urbana indietro di cinquant’anni”.
A conferma di ciò il 10° rapporto Mobilità sostenibile in Italia colloca Catania al 41° posto tra le principali 50 città.
La città è impreparata anche perché non ha ancora un PUMS (Piano urbano della mobilità sostenibile), obbligatorio per legge. L’assenza del PUMS denota la mancanza di una visione complessiva della mobilità urbana .
Nel marzo 2020 la città metropolitana di Catania ha indetto la procedura per affidare, con una ‘offerta aperta’ sul mercato elettronico della pubblica amministrazione (MEPA), la redazione del Piano ad uno degli operatori accreditati.
Dopo la prima seduta di gara (17 aprile) con l’esame della documentazione amministrativa delle offerte, entro il 18 giugno dovrà essere firmato il contratto di redazione del Piano con il progettista aggiudicatario della gara che, secondo cronogramma, dovrà espletarlo in 230 giorni. Con il dovuto tempo, quindi, non certo domani.
Nell’attesa che venga redatto questo Piano, le misure post Covid adottate a Catania sulla mobilità sono due: la riduzione della capienza degli Amt, con un massimo di 11 passeggeri, e la gratuità delle strisce blu.
Misure che non incoraggiano un radicale cambiamento di comportamenti e non vanno nella direzione di incentivare quelli virtuosi e innovativi.
L’abuso delle auto private, infatti, riproduce “in modo amplificato i noti problemi di congestione, cambiamento climatico, degrado della qualità urbana, occupazione degli spazi pubblici, incidenti stradali”.
Il ritorno delle auto comporta la ripartenza delle emissioni inquinanti nell’aria, un fattore che “abbiamo capito essere tra le principali cause della estrema vulnerabilità delle persone ai fini del contagio del virus” come ci ricorda Giuseppe Inturri, docente di Trasporti al Dipartimento di Ingegneria (DIEEI) dell’università di Catania.
Ecco, sintetizzate in 5 punti, le misure suggerite da Legambiente sulla mobilità sostenibile
Molte di queste proposte sono a costo zero o a costi molto bassi, per questo motivo Legambiente chiede alle istituzioni un tavolo partecipativo permanente sulla mobilità sostenibile in città.
Leggi il testo delle Richieste delle associazioni per la gestione della mobilità nella Fase 2
Giocando sul termine porto nel suo duplice significato di luogo e di verbo, si vuole denunciare l’impossibilità di attraversare in bicicletta l’area del porto per raggiungere la Playa.
Il divieto, non nuovo, assume connotati paradossali nel momento in cui viene opposto per motivi di sicurezza.
Costringe infatti i temerari ciclisti a raggiunge la zona balneare percorrendo strade trafficate e pericolose come via Domenico Tempio. Chi sopravvive potrà cantare vittoria, almeno per quel giorno, e rallegrarsi del fatto di essere sfuggito ai pericoli dell’attraversamento del porto…
Originale la modalità di denuncia immaginata dagli organizzatori in tempi di divieto di assembramenti: chiunque si rechi in bici davanti al porto, dove gli verrà impedito l’accesso, può partecipare alla campagna inviando una foto, un video, un audio, o anche un acquerello alle istituzioni interessate, dall’Autorità Portuale al Ministero dei Trasporti
Cate ha due bambini piccoli, uno ancora in braccio. Si rivolge al Centro Astalli perché…
La cattedra di arabo del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, in collaborazione con…
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Non solo un fiorire di piccole botteghe artigiane di falegnami, fabbri, maniscalchi, … ma anche…
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Dovranno pagare 340mila euro per aver presentato, al Tribunale delle imprese, un ricorso contro la…
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Perché non una parola sul car sharing che in tutto il resto d'Italia ha risolto
drasticamente questi problemi?
Elvira Iovino
Gentile Elvira, naturalmente il car-sharing è una delle soluzioni da attuare ed incentivare al fine della riduzione del numero di auto circolanti nel centro città. Il PGTU di Catania, del 2012, già prevede il servizio di car-sharing (vedi pag. 362 del PGTU), il ricorso al car-sharing, però, non è attualmente “gradito” viste le norme anticontagio per l'emergenza Covid-19 …......... Non dimentichiamo, in ogni caso, che non è “puntando” esclusivamente sulle 4ruote (sia esse elettriche) che il problema del traffico, dell'inquinamento e degli spazi a parcheggio potrà essere risolto ma, solo con il TPL (trasporto pubblico locale) e con la mobilità leggera (con la bicicletta al primo posto). Per questo motivo nel documento inviato al Sindaco (vedi link all'interno dell'articolo di ARGO) ci si sofferma maggiormente su tutti quegli interventi da porre “in emergenza”, i quali, successivamente, andranno verificati ed eventualmente migliorati e resi definitivi.
https://www.comune.catania.it/il-comune/uffici/piano-generale-del-traffico-urbano/
https://drive.google.com/file/d/1ZSf9AgzK4JnJlrrNR8Hc9jUM7kSshTCI/view?fbclid=IwAR2nfycDLTKEFlM401o2yOWh-hWT_8IdGkFDJ1KupvvV9JInWUdT8ghiRWY