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Villa Scabrosa, archetipo dei giardini sulle lave catanesi

“Misteriosa, affascinante, iniziatica”, così Dario Stazzone, studioso di italianistica all’Università di Catania e infaticabile presidente del comitato catanese della Società Dante Alighieri, definisce Villa Scabrosa del principe di Biscari, “archetipo dei giardini sulle lave catanesi”.

E la descrive a partire dalla “nota incisione del ‘Voyage pittoresque‘ del Saint-Non dall’inconfondibile densità chiaroscurale”.

“La veduta dell’Etna da un giardino realizzato sulle lave del 1669 rappresenta la Villa Scabrosa voluta dal principe di Biscari. Si distingue la peschiera e la barriera lavica che la divideva dal mare.

“Non a caso il Labirinto è divenuto Villa Bellini, il giardino storico-monumentale amatissimo dai catanesi, oggetto di infinite descrizioni letterarie.

Ma – prosegue – ad affascinare i viaggiatori del XVIII e XIX secolo impegnati nel Grand Tour erano i giardini sulle lave, dominati dall’Etna: ecco le ben note descrizioni della Grande Flora dei Benedettini, spesso esaltata non solo nell’odeporica, ma anche in romanzi come “L’amante di Bellini” del danese Hans Peter Holst (riproposto da Sciascia nella collana “La memoria” della Sellerio).

E che dire dei giardini pensili, dei giardini settecenteschi che usano abilmente i declivi creando paesaggi singolari o godendo delle aperture panoramiche? Ecco lo splendido giardino di Villa Cerami, recuperato negli anni Novanta dall’Università, il giardino pensile di palazzo Asmundo che si apre sulla veduta del teatro greco-romano e custodisce una raffinata fontana in pietra bianca, il giardino pensile, collocato in un bastione cinquecentesco, di palazzo Manganelli, locus amoenus nel cuore della città, insospettabile per chi non la conosca profondamente.

Anche palazzo Biscari, nella terrazza apicale, tra comignoli elaborati che diventano eleganti elementi decorativi, sedili in pietra e fioriere, nasconde un suo giardino, un’aerea “camera del piacere” da cui godere il fresco del mare.

E che dire dei tanti, piccoli giardini dei palazzi ottocenteschi o di primo Novecento tra via Umberto e l’asse dei viali? Qualcuno nasconde una cappella privata neorinascimentale, altri custodiscono un sepolcro romano, come Villa Modica disegnata dall’architetto milanese Carlo Sada”.

Ecco che Stazzone, nell’invitarci su Fb ad un evento, ci apre varie prospettive e ci dà suggestive indicazioni per arricchire la conoscenza della nostra città.

Argo

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