Niente vuoti di memoria, passiamo il testimone ai giovani

Una iniziativa rivolta ai giovani, non solo come spettatori ma nel tentativo, sia pure non del tutto riuscito, di renderli protagonisti.

Parliamo dell’incontro del 27 gennaio organizzato dall’Associazione etnea studi storico-filosofici nell’elegante Pinacoteca Sciavarello di Catania per gli studenti delle scuole superiori della città, in occasione della XX giornata della memoria.

“Niente vuoti di memoria: la Shoah in Italia e la persecuzione degli ebrei durante il fascismo”, un titolo che prende spunto dal piccolo libro dello storico Stefano Pivato “Vuoti di memoria: usi e abusi della storia pubblica italiana “, Laterza 2007n esso

In esso l’autore definisce gravi e preoccupanti i debiti accumulati dalle generazioni più giovani, la cui memoria corta fa apparire ‘il secolo breve’ brevissimo, un lampo appena un flash lungo un istante (pag 8).

Ecco l’importanza della scuola, luogo preposto alla formazione e crescita dei nostri ragazzi, istituzione attraverso cui passa tutta la gioventù italiana, alla quale occorre ‘consegnare’ la Costituzione italiana, strumento necessario a formarsi una coscienza civile e laica.

Lo ha sottolineato Salvatore Distefano, presidente dell’Associazione, che ha ricordato anche il bel discorso di Piero Calamandrei (Milano, 26 gennaio 1950) agli studenti, che si concludeva così: “quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento di 100 mila morti.”

Testi significativi sono state letti e commentati da alcuni giovani: le pagine in cui Anna Frank, nel suo Diario, commenta l’attentato ad Hitler, brani di Gobetti (Contro la tirannide di Mussolini), di Brecht (Quando dall’altoparlante l’imbianchino parla di pace), di Nazim Hikmel (Nasceranno uomini migliori).

Sono state ricordate anche le biografie di Carmelo Salanitro, Gabriella Giuffrida e Ferdinando Agnini: tutti catanesi uccisi dai nazisti.

Non è mancata la proclamazione di alcuni articoli della Costituzione, comprese le disposizioni transitorie e finali.

Bellissime letture al cui commento avrebbe potuto essere dedicato più spazio, rendendo i ragazzi maggiormente protagonisti e attori di questo evento.

Di grande attualità, comunque, il discorso introduttivo di Distefano in un momento in cui si tende a liquidare il passato, a cancellare le conquiste degli scorsi decenni e a riproporre regimi totalitari.

Non soltanto nel giorno della memoria – ha affermato – è necessario battersi contro i tentativi di banalizzare la Shoah, contro il riduzionismo e il negazionismo, idee portate avanti da tutti coloro che il grande storico Pierre Vidal Naquet definiva gli “assassini della memoria” .

A ricordare la disumanizzazione perpetrata dal regime nazista sono le parole di Camilleri, tratte dal libro “Conversazione su Tiresia”, lette da Distefano . A Camilleri Primo Levi aveva raccontato che “nell’orrore del campo di concentramento nazista rischiò una metamorfosi peggiore della mia (Tiresia) , quella da uomo a non uomo e che a salvarlo fu proprio la poesia”.

L’annientamento degli oppositori e dei diversi fu perseguito, infatti, scientificamente, soprattutto ebrei ma anche avversari politici, rom, omosessuali, con le persone che, nei lager (Auschwitz, Treblinka , Mauthausen, Buchenwald, Dachau), diventavano semplici numeri e si distinguevano per un pezzo di stoffa colorata.

Gravi furono le corresponsabilità dell’Italia fascista al disegno di morte messo in atto dal regime nazista, e anche in Italia i luoghi di deportazione furono centinaia, funzionali ad una politica di repressione e isolamento di tutti i soggetti ritenuti pericolosi e ostili al regime, come Distefano ha ricordato.

Ormai la storiografia più accreditata smentisce clamorosamente il ruolo subalterno del regime fascista rispetto alla politica di sterminio del terzo Reich. Basti rcitare “Il fascismo e gli ebrei” di Enzo Collotti, nel quale si fa riferimento al pregiudizio contro gli ebrei (il popolo deicida) che, nella tradizione politico-culturale italiana, era di matrice cattolica.

Anche sul concetto di arianità l’Italia non fu influenzata dalla Germania. Nel 1940 il giovane antropologo Guido Landra, su precise segnalazioni di Mussolini, sosteneva la netta distinzione tra il gruppo delle razze ariane o indoeuropee e quelle delle razze camita e semita.

Argo

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