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Fermiamo la guerra. Smilitarizziamo Sigonella e la Sicilia

Venerdì 17 gennaio, a Catania, una giornata dalle due facce.

Nella mattina, a Sigonella, la cerimonia ufficiale di consegna dei nuovi droni d’intelligence Ags dell’Alleanza atlantica, a cui ha partecipato il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg.

La stazione aeronavale siciliana è stata, infatti, prescelta quale sede del centro di comando e controllo del nuovo sistema di sorveglianza terrestre della Nato e principale base operativa dei cinque grandi velivoli senza pilota RQ-4D “Phoenix”, due dei quali sono già giunti a Sigonella tra novembre e dicembre 2019.

Nel pomeriggio, in un’aula della facoltà di Scienze Politiche, decine e decine di donne e uomini si sono incontrati per discutere di pace.

Nel volantino di convocazione, sottoscritto da oltre 100 persone, si legge: “L’uccisione del Generale Quasem Soleimani è, a tutti gli effetti, un omicidio, eseguito secondo dinamiche terroristiche, che potrebbe/dovrebbe essere punito. Tale azione, infatti, è avvenuta al di fuori di un conflitto dichiarato, nei confronti di un libero cittadino. Ciò che distingue il crimine in oggetto da una comune forma di omicidio è il fatto che sia stato ordito da un governo e eseguito attraverso il proprio apparato militare. Tutto ciò rende ancora più grave il crimine, facendolo apparire una forma di “terrorismo di stato […] …Non osiamo immaginare cosa sarebbe accaduto qualora fossero stati gli U.S.A. a subire un simile attentato”.

Nel corso del dibattito, molti i riferimenti alla Costituzione e al ripudio della guerra dell’art. 11. Forte la preoccupazione per una crisi internazionale che coinvolge pienamente il nostro Paese, sia per evidenti motivi geografici, sia perché l’Italia ospita nel suo territorio basi militari NATO, essendo parte attiva di tale alleanza, e basi statunitensi dove sono largamente presenti ordigni e armamenti nucleari

La Sicilia, in particolare, con la base di Sigonella, il MUOS di Niscemi ed il porto nucleare di Augusta rappresenta, a partire dal comando ed utilizzo dei micidiali droni, un avamposto militare strategico per militarizzare e controllare il Mediterraneo.

La guerra in corso in Libia sta dimostrando, inoltre, che si pensa solo a difendere i propri interessi neocoloniali mentre il governo italiano arma la guardia costiera libica e finanzia i trafficanti per impedire le partenze dei migranti.

Preoccupazioni confermate dalle caratteristiche dei droni Ags. Dotati della piattaforma radar MP-RTIP con sofisticati sensori termici per il monitoraggio e il tracciamento di oggetti fissi e in movimento, potranno volare sino a 18.000 metri di altezza e a una velocità di 575 km/h. Oltre 16.000 km il raggio d’azione dei nuovi velivoli senza pilota, così da consentirne l’operatività in un’area geografica che comprenderà l’intero continente africano, il Medioriente e l’Europa orientale sino al cuore della Russia.

In questo contesto, l’assemblea ha sottolineato l’importanza di unire tutti coloro che pensano che la guerra non sia la soluzione, ma il problema. Conseguentemente, è stato messo al centro il tema della smilitarizzazione e del conseguente aumento delle spese sociali a scapito di quelle militari.

Inoltre si è individuato il Mediterraneo, oggi trasformato in un enorme cimitero per coloro che fuggono da guerre e miseria, come il luogo che può unire e far dialogare fra loro culture, storie, sensibilità differenti, che possono/devono contaminarsi, non combattersi. Un percorso lungo e difficile ma senza alternative, se non ci si vuole arrendere alla lotta di tutti contro tutti.

Argo

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