Non su questo aspetto del problema e nemmeno sull’andamento dello stesso incontro ma sull’intervento di Alessio Grancagnolo, interrotto dal rettore Pignataro per aver sforato i tempi, si è incentrata l’attenzione dei media e dei social.
L’episodio ha avuto rilievo anche sulla stampa nazionale con qualche stravolgimento, come quello operato dall’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano.
Vorremmo oggi provare a riflettere sul ‘caso’, aprendo una serie di interrogativi e proponendo spunti di riflessione.
Iniziamo con il pubblicare il link al video integrale dell’evento, presente sul sito della Scuola Superiore di Catania dal giorno successivo all’incontro.
E riproponiamo la domanda sulla opportunità di invitare, senza contraddittorio e tanto più in un clima da campagna elettorale, un membro del governo all’interno di una università che, per sua natura, dovrebbe dare spazio ad approfondimenti scientifici ed assolvere un ruolo di formazione critica.
Sono stati comunque gli studenti a dimostrare capacità di giudizio autonomo e -nei loro interventi- hanno messo a fuoco alcuni fondamentali aspetti critici della riforma, sia dal punto di visto del merito sia da quello del metodo con cui essa è stata preparata.
Lo hanno fatto in modo misurato rispettando i tempi (3 minuti) e le modalità (la forma di quesito) scelti per l’evento, e proprio per questo i loro interventi non hanno fatto notizia.
Eppure si è trattato di interventi molto articolati e documentati, che rivelano una conoscenza approfondita della riforma e dei problemi insiti in questa importante e pericolosa modifica della nostra Costituzione.
Giuseppe, ad esempio, dopo aver accennato alla eccessiva eterogeneità del quesito referendario e alla proposta di un suo “spacchettamento”, ha incentrato la sua domanda sulla riforma del Titolo V orientata ad un nuovo accentramento delle competenze in capo allo Stato, non in linea con la tendenza al decentramento espressa negli ultimi venti anni.
Federica ha affrontato il nodo spinoso della composizione del nuovo Senato e della rapresentatività dei suoi membri, non più eletti direttamente dai cittadini. Samuel, con un intervento appassionato, si è concentrato sui problemi di metodo, denunciando la mancanza di un reale dialogo tra le forze politiche nella stesura della riforma.
Non sarebbe allora opportuno riflettere sul ruolo dei media che privilegiano, spesso in modo strumentale, solo gli aspetti più eclatanti degli eventi? o sulla funzione che spesso svolgono i social riducendo il confronto democratico, difficile e impegnativo quando è serio, ad una serie di faccine e di ‘mi piace’?
Perchè fare diventare un caso nazionale quella che -soprattutto in un luogo di studio e di approfondimento- dovrebbe essere considerata solo una ordinaria contestazione ad un ministro?
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Ad averne studenti come Grancagnolo! Forse gli attuali devastatori istituzionali si guarderebbero bene dal truccare le carte come al solito , per rimanere al potere.
Non credo che qui il problema sia l'intervento di Alessio Grancagnolo.
Dopo aver guardato il video-registrazione dell'incontro si deduce che la rappresentazione che ne fa Travaglio non è onesta e corretta e che gli altri studenti, anche se si sono espressi in modo un po' complicato, hanno dimostrato di essere informati, competenti e critici.