L’esperienza sconvolgente del disastro era ancora viva nel ricordo di tutti quelli che, a vario titolo, ne erano stati testimoni oculari, soprattutto coloro che si erano prodigati per salvare quante più persone accogliendole sulla propria barca.
Sentiamo le testimonianze dei pescatori così sconvolti da non volerne parlare, di coloro che confessano di aver pianto, di non aver potuto più dormire dopo aver visto tutti quei cadaveri in mare, i bambini dell’età dei propri figli, i giovani che alzavano ancora le mani mentre i loro corpi si inabissavano.
La descrizione dei superstiti stremati a tal punto da non poter raccogliere i salvagente lanciati dalle barche e salvati loro malgrado legandoli alle cime, con i pescatori che si sporgevano fuori dalle barche per raggiungerli e li issavano a fatica, uno, due, sei, otto e più migranti su ogni barca.
E poi le barche che li hanno visti, li hanno anche illuminati, e non si sono fermate, una scelta una volta impensabile per uomini di mare, un comportamento indotto dalle stesse leggi disumane per cui erano finiti sotto inchiesta, nel recente passato, coloro che, accogliendo sulle loro imbarcazioni i “clandestini”, erano stati considerati rei di favoreggiamento del reato di immigrazione.
Ancora, il ritardo con cui intervenne allora la Guardia Costiera, fino ad oggi ‘coperto’ da silenzi e mezze verità. Si aspettava un ordine dall’alto prima di intervenire, insinua qualcuno, o non era stata colta la gravità della situazione nonostante le chiamate e gli SOS ricevuti? Perchè, sulla strage del 3 ottobre, che purtroppo non è stata nemmeno l’ultima, non è stata aperta un’indagine per mancato soccorso?
E poi le ‘passerelle‘ dei politici e le contestazioni delle associazioni locali, la partecipazione emotiva della gente comune e i dubbi su cosa sia veramente accaduto nella gestione dei soccorsi: un film che vuole contribuire a fare verità.
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