Questa riforma della scuola viene presentata e discussa come se riguardasse semplicemente i docenti, spesso descritti come una casta di privilegiati attaccati alle loro poltrone.
La riforma, invece, attacca alle basi la struttura e la qualità della scuola pubblica e dunque riguarda tutti i cittadini, come genitori e come persone che pagano le tasse.
La chiamata diretta dei presidi in base a criteri propri (così si è espresso il premier), significa trasformare la scuola pubblica in una scuola privata pagata dallo stato.
Ogni preside potrà scegliere chi far lavorare nella sua scuola, indipendentemente dai titoli e dagli anni di servizio. Esattamente l’essenza della scuola privata.
Tanto più che il preside, con la riforma, diventa sempre di più un despota assoluto, sciolto da ogni vincolo di collegialità (libera definizione del Piano dell’Offerta formativa, amministrazione del fondo d’istituto a prescindere dal collegio docenti, chiamata diretta dei docenti).
I docenti verranno assunti, scelti, in base al favore che possono ricambiare piuttosto che in base alla loro preparazione. E questo avverrà soprattutto qui al sud, dove l’abitudine a sostituire il diritto con il favore è molto radicata.
Come può mantenersi la qualità della scuola se il posto è frutto di mercanteggiamento? Spariscono la democrazia e il merito.
E comunque, se invece di essere i docenti a chiedere una scuola e vedersela assegnare secondo il proprio punteggio, saranno i presidi a chiamare i docenti da altre scuole, attirati dal loro curriculum, non avremo certo la stabilizzazione dei precari (secondo la richiesta della corte europea), ma piuttosto la precarizzazione del posto fisso.
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E la qualità dei docenti? sarà valutata dal preside e da un comitato di valutazione (gli amici del preside) sulla base dei corsi di aggiornamento seguiti a proprie spese (non si tratta forse di una tassa?) e sulla base dei progetti extracurriculari a cui si partecipa.
Se postuliamo che, salvo lodevoli eccezioni, i progetti sono condotti da docenti che,
piuttosto che lavorare per i ragazzi che vedono ogni mattina in classe, preferiscono occuparsi di altro, o forse puntano a raccogliere quei 300 euro l’anno per i quali si fa a coltellate con i colleghi (cosa che già avviene), in cosa consisterà il miglioramento della qualità? Nella valorizzazione di chi non lavora?
E per finire un invito a tutti coloro che lavorano al MIUR a venire a svolgere i loro compiti estivi, da giugno a luglio, nell’edificio disastrato della mia
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Vera, concreta, drammatica e pericolosa per la formazione democratica dei nostri figli è la diagnosi sulla scuola riportata oggi da Argo. Il governo Renzi ancora una volta si attribuisce meriti politici e legislativi che tali non sono affatto.
Lettera aperta all`onorevole Renzi,fare leggi che soddisfano tutti e´difficile nella vita di chi le propone o le detta,a volte queste leggi favoriscono certi gruppi facendoli divenire dei piccoli dittatori che ne approfittano per alzarsi al disopra di altri,mentre chi le subisce deve sopportarle sensa aver parola;ig Renzi provi a leggere la storia di un certo Cola di Rienzi,anche lui dopo aver fatto la sua politica per divenire un vero repubblicano fini´con divenire un Dittatore ect ect...!C´e´sempre tempo per cambiare o modificare le leggi ci pensi.Saluti da chi e´vissuto tanti anni all´estero e ha veduto altri modi di fare Democrazia!