Silenzio! Bisogna fare
Il 3 ottobre di un anno fa, 368 donne, uomini e bambini morivano nel mare di Lampedusa per il naufragio del barcone sul quale viaggiavano. In settembre, nel corso di LampedusaInfestival, veniva proiettato un documentario che vi riproponiamo, nel quale si denuncia un’altra verità, il ritardo nell’arrivo dei soccorsi (guarda il video in fondo all’articolo).
Domani tutti ricorderanno quel luttuoso evento. Ma come?
“A Lampedusa il 3 ottobre assisteremo all’ennesima farsa. – denuncia il collettivo Akavusa- Vedremo ancora una volta figure di ogni parte del mondo, da Roma a Bruxelles, affrettarsi per calcare una passerella rosso sangue.”
Una passerella che non sarebbe calpestata solo da politici, ma “anche da associazioni umanitarie e ONG che ricevono finanziamenti pubblici per la gestione delle migrazioni”.
E poi c’è la ventilata riapertura del centro di accoglienza. “Noi diciamo che tutto questo sistema non ha nulla di accogliente. L’obiettivo è chiaro: riaprire un centro di detenzione che alimenterà affari sulla pelle dei più deboli, nonché degli abitanti di Lampedusa, che vogliono vivere di turismo e di pesca e non sulle disgrazie altrui”.
Di “banalizzazioni e semplificazioni dei discorsi istituzionali che fanno rabbrividire” parla invece un gruppo di associazioni che ha lanciato un appello a cui hanno aderito professionisti, attivisti di partiti e movimenti, personalità della cultura, “Il nostro tre ottobre”.
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“Il 3 Ottobre” scrivono, non può e non deve essere solo il giorno nella memoria. Una giornata in cui gli stessi poteri che giocano costantemente a ipotecare il futuro di tutti e di tutte fingono di inchinarsi di fronte al ricordo delle salme di quella tragedia. Una tragedia che ha precise responsabilità politiche, come tutte le altre che hanno riempito di corpi il Mediterraneo negli ultimi vent’anni.
I giorni della memoria si istituiscono in ricordo di un passato finito una volta per tutte. Ma il 3 Ottobre non ha mai avuto fine: il 3 Ottobre è anche l’11 Ottobre dello stesso anno, e poi, nel 2014, il 19 febbraio, il 12 maggio, il 30 giugno, il 19 luglio, il 2 e il 28 agosto, tutte date in cui si sono contati i morti in mare, fino agli 800 nelle acque libiche e maltesi nella sola seconda settimana di settembre”.
E ribadiscono che di tutto questo siamo responsabili. Non solo perchè “più le politiche migratorie europee impediscono ai migranti di attraversare le frontiere senza rischiare la vita, più si rendono complici della morte di queste decine di migliaia di vittime” ma anche perchè “i paesi occidentali hanno contribuito e contribuiscono quotidianamente alla diffusione di questa cultura dell’odio e del calcolo economico e al protrarsi di questi conflitti, dei quali le migrazioni e le morti in mare sono una diretta conseguenza.”
L’appello si chiude con alcune richieste precise, nello spirito della Carta di Lampedusa
Leggi il testo integrale del comunicato
Nella veglia di preghiera “Morire di speranza“, che quest’anno avrà luogo a Lampedusa, cattolici, evangelici ed ortodossi ricorderanno i nomi di quanti hanno perso la vita nel tentativo di raggiungre l’Europa.
Ecco la video inchiesta di ‘Libera Espressione’
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