Aveva fondato la sezione del Partito socialista italiano del suo paese ed organizzato la Camera del lavoro; rivendicato per i contadini la ripartizione dei prodotti agricoli e organizzato l’occupazione simbolica delle terre. Fu quindi arrestato e, uscito dal carcere, si trasferì per due anni in Toscana.
Del suo omicidio vennero accusati Giorgio Panzeca, Antonio Mangiafridda e Luigi Rocco, soprastante della principessa Notarbartolo. Nel processo, la parte civile costituita dalla madre Francesca Serio, fu rappresentata dal futuro presidente della Repubblica, il socialista Sandro Pertini. Dall’altra parte a difendere i tre imputati che vennero condannati all’ergastolo, c’era un altro futuro presidente della Repubblica, Giovanni Leone. In appello e in Cassazione il verdetto fu ribaltato e i tre imputati furono assolti. Alla sua vita si ispirarono liberamente Valentino Orsini e Paolo e Vittorio Taviani, registi del film “Un uomo da bruciare”.
Vedova, per tirare su da sola quell’unico figlio, era andata a lavorare nei campi. Così ne parla Carlo Levi ne Le parole sono pietre: «Andavo a lavorare per campare questo figlio piccolo, poi crebbe, andò a scuola ma era ancora piccolino, così tutti i mestieri facevo per mantenerlo. Andavo a raccogliere le olive, finite le olive cominciavano i piselli, finiti i piselli cominciavano le mandorle, finite le mandorle ricominciavano le olive, e mietere, mietere l’erba perché si fa foraggio per gli animali e si usa il grano per noi, e mi toccava di zappare perché c’era il bambino e non volevo farlo patire, e non volevo che nessuno lo disprezzasse, neanche nella mia stessa famiglia. Io dovevo lavorare tutto il giorno e lasciavo il bambino a mia sorella. Padre non ne aveva, se lo prese mio cognato qualche anno a impratichirsi dei lavori di campagna».
Anche di Francesca parla la ballata di Ignazio Buttitta, cantata dal cantastorie Ciccio Busacca, “Lamentu ppi la morti di Turiddu Carnivali” che vi riproponiamo
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