Sono quasi cinquemila a marciare per
le vie di Catania. Per la prima volta alla luce del sole, la ‘Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie’ si svolge in una via Etnea pienissima di gente e di colori. Anche i negozianti partecipano mostrando dalle vetrine i nomi delle vittime di mafia. Per la prima volta, accanto a Libera, anche il Comune e l’Università, in una giornata che non rappresenta un punto d’arrivo, ma “l’inizio di un cammino, da percorrere insieme, per la legalità”, come ripete più volte Giuseppe Vinci di Libera.
Si parte alle 9 dalla Villa Bellini, in un percorso che si snoda in tre tappe: Università, Duomo e, infine, Palazzo Platamone. Tantissimi i bambini e i giovani.
Deve essere loro il compito di “dar gambe alle idee” per le quali tanti innocenti han perso la vita e di “costruire il futuro che noi non siamo riusciti a consegnarli”, sostiene il Magnifico Rettore Giacomo Pignataro, firmatario tra l’altro di una Convenzione di collaborazione tra Università e Libera.
Sono loro che devono sentire “il peso di quei proiettili e il boato di quelle bombe”- grida forte Umberto Di Maggio, Coordinatore regionale di Libera – “L’orgoglio e la responsabilità di essere dalla parte giusta”.
Su di loro il compito di far crescere, in questo primo giorno di primavera, dalle radici di memoria, frutti d’impegno. “Pronunciamoli per nome. I nomi delle vittime e i nomi dei carnefici”, continua Di Maggio.
Comincia la lettura degli oltre 900 nomi delle vittime innocenti di mafia, che continua fino a Palazzo Platamone. Per il Comune intervengono, tra gli altri, gli assessori D’Agata e Licandro. A Palazzo Platamone giunge infine anche il sindaco Enzo Bianco.
Finita la lettura dei nomi, vi è il rituale minuto di silenzio. Un silenzio che significa presa di coscienza e di responsabilità. “Ma questo silenzio deve essere frantumato dal nostro impegno”. Questo è l’inizio di un percorso. Senza silenzi e deleghe alle istituzioni, “perché noi siamo le istituzioni” conclude Giuseppe Vinci.
Sul palco l’amministrazione comunale. Vogliamo sperare che, oltre alla presenza, ci sia anche la volontà di trasformare la memoria
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