E’ l’ecomuseo urbano Mare Memoria Viva, primo ecomuseo in contesto urbano del Meridione, creato nella zona sud di Palermo, sulla via per Brancaccio. E’ nato nell’ambito del progetto “Mare Memoria Viva”, sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD e promosso da CLAC, organizzazione culturale attiva a Palermo dal 2003.
Cos’è CLAC? E’ un gruppo di professionisti giovani, appassionati e creativi che hanno lavorato per un anno sul territorio. Si chiamano Filippo Pistoia, Cristina Alga, Antonia Giusino,autrice delle foto in mostra al museo insieme ad altre d’archivio, nel blog e a corredo del nostro post, Francesca Italiano,Linda Giusino,Caterina Spina,Paolo Ruisi. I partner del progetto sono istituzioni locali, università, associazioni e organizzazioni del territorio mentre CLAC e Comune hanno firmato un protocollo d’intesa per una collaborazione della durata di sette anni.
“Tante le storie raccolte e i materiali di documentazione, – sottolinea l’associazione Clac – storie di una città che non c’è più, di un mare inghiottito dagli abusi dell’era di Vito Ciancimino ma anche storie di vita e ricordi d’infanzia, storie di vacanze e amori estivi. Ci sono marinai, pescatori, velisti e naviganti; ci sono gli amanti di Mondello e le leggende della Belle Epoque; ci sono ‘gli insorgenti’, i comitati, le associazioni e i gruppi che nei quartieri si battono per la riqualificazione della costa”.
“Il progetto – ha detto Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione Con il Sud il giorno dell’inaugurazione, l’8 febbraio – è la testimonianza concreta che l’amore per la propria terra è il primo passo per creare occasioni di sviluppo al Sud. …I giovani palermitani di Clac sono riusciti a immaginare e poi concretizzare una idea bella e affascinante come quella di restituire il mare alla città e con esso la sua memoria e il senso vero di una comunità.
Ci si prende cura del mare dunque, anche andando a visitare questo museo nell’Arsenale della Regia Marina, monumentale sede della Soprintendenza del Mare, e nell’ex deposito locomotive di Sant’Erasmo, grande spazio già utilizzato in modo discontinuo per mostre, fiere commerciali o anche come pub discoteca. Oggi una teoria di traversine di legno ci accompagnano, quasi un binario, appunto, davanti ad una gigantografia che riprende un treno e poi all’interno dello spazio.
Ci accoglie all’ingresso il testo struggente di Giuliana Saladino che grida lo sdegno per il sacco della città e poi la linea della costa tracciata per terra e da ricostruire, da ricreare tratto dopo tratto, sovrapponendovi le foto dei luoghi.
Ci sono le interviste ai personaggi del mare, le immagini delle coste com’erano nel Novecento e come sono oggi. Si possono vedere le vecchie foto, all’interno di una cabina-spogliatoio, come quelle dei lidi balneari; le pellicole d’archivio(super 8 e 16 millimetri) ci restituiscono le immagini del tempo libero al mare negli anni 50 e 60. In un’altra postazione oggetti disparati come un polipo di panno, una radio o un paio di forbici, ci riportano sempre, comunque, al mare.
E poi ci sono i contributi dei visitatori del museo e del blog. Scritti, parlati, in immagini. Il museo è,infatti, anche geoblog. “Contribuire alla storia collettiva del mare di Palermo è facile – concludono dall’associazione – , basta collegarsi al sito marememoriaviva.it, effettuare il login in e seguire le istruzioni per caricare i
Le foto riprodotte sono alcune di Antonia Giusino, altre di archivio.
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