Le chiamano ‘le nuove povertà’ perché cominciano a mordere anche strati sociali che, fino a poco tempo fa, ne erano esenti e che la crisi occupazionale sta risucchiando sempre più indietro. E’ un fenomeno che si va sempre più allargando e che sembra possa essere affrontato, sia pure in maniera insufficiente, solo da alcune iniziative di volontariato.
Una di queste, promossa da un piccolo gruppo che opera all’interno della Caritas diocesana di Catania, ruota attorno al ‘microcredito’.
L’idea si è man mano allargata anche alle cosiddette economie avanzate dove la crisi dell’ultimo quinquennio l’ha resa di grande attualità ma si è dovuta adattare alle nuove condizioni costituite soprattutto da famiglie che versano in condizioni di disagio o per l’improvviso abbassamento del livello di reddito o per la necessità di far fronte a spese d’emergenza e che non sono in grado di accedere ai normali canali del prestito bancario per mancanza di garanzie.
Oggi, a tre anni dalla sua apertura, lo Sportello microcredito della Caritas è in grado di offrire a queste famiglie una gamma diversificata di opportunità.
Il primo canale è il ‘microcredito etico-sociale’, progetto promosso dalla Provincia di Catania, in accordo con la Prefettura che vigila sull’operato, la Caritas diocesana e la Banca di Credito cooperativo. La somma messa a disposizione inizialmente dalla Provincia è di 100.000 euro con cui si finanziano prestiti fino a un massimo di € 4.000,00 ad un tasso agevolato dell’1,90% rimborsabile fino a un massimo di 36 mesi.
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In questi primi tre anni di attività, il fondo è stato interamente utilizzato e, grazie al meccanismo della rotazione, ha potuto finanziare un totale di 38 richieste. Significativo il fatto che il numero di prestiti concessi si è drasticamente ridotto nel 2013 perché quelli concessi nei due anni precedenti hanno fatto fatica a rientrare.
Solo un quarto circa di queste hanno riguardato l’avvio di piccole attività economiche, per il resto si è trattato di venire incontro a necessità materiali e non rinviabili, come la ristrutturazione di case, il pagamento di debiti, sfratti.
Un secondo canale con cui la Caritas è in convenzione è quello finanziato da un fondo di garanzia di 12 milioni di euro, promosso dalla Regione Siciliana, che lo garantisce per l’80%, in collaborazione con UniCredit, che garantisce il restante 20%. In questo caso si possono chiedere fino a 6/7 mila euro, da restituire anche a 5 anni, ma con un tasso notevolmente più alto: 5/5.66%. In due anni attraverso la Caritas sono state accolte 30 richieste, per un totale di circa 150 mila euro.
Altro strumento di accesso al credito per le famiglie è il “Prestito della Speranza“, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana in collaborazione con l’Associazione bancaria italiana (ABI). Anche in questo caso l’importo può arrivare a 6.000 euro per le famiglie, ma è previsto anche un finanziamento fino a 25 mila euro per realizzare piccole attività imprenditoriali, entrambi da restituire in 5 anni. A Catania questo canale è stato utilizzato solo per due casi, uno per ciascun tipo.
Un ultimo canale riguarda il microcredito per sovra indebitamento e anti usura, gestito in convenzione con la Fondazione antiusura SS. Mamiliano e Rosalia di Palermo. In questi casi, oltre alla impossibilità -che innesca il sistema perverso dell’usura- di accedere al credito ordinario , viene chiamato in causa il sistema legale delle carte di credito revolving e dei prestiti delle finanziarie con tassi al limite del consentito, anche per acquisti non di prima necessità. Pochissime però sono state le richieste esitate: esse infatti presuppongono la disponibilità a denunciare gli usurai, disponibilità che solo raramente si manifesta.
Caritas Diocesana di Catania
Sportello microcredito
Hanno ragione i volontari a rilevare, in questi casi, una cattiva educazione all’uso del denaro. Anche i comportamenti delle banche che spesso stanno dietro a queste finanziarie, non sono esenti da responsabilità, aggiungiamo noi.
I volontari della Caritas tengono molto a sottolineare comunque che non si tratta di assistenzialismo o di elargizione di denaro a fondo perduto, ma di un modo concreto di ridare fiducia alle famiglie in difficoltà aiutandole ad affrontare le urgenze e gli imprevisti.
In parallelo, l’obiettivo è di contribuire alla creazione di una rete sociale di sostegno costituita spesso dalle parrocchie, dai gruppi e dalle associazioni che si occupano di questi problemi perché se ne facciano carico anche per l’onere finanziario. Non potendo infatti le famiglie fornire garanzie
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