Ancora prima di arrivare alla piazza le bandiere cinesi, sventolanti assieme a quelle italiane, preparano a questo singolare incontro, e nei bar circostanti non è raro trovare allegri cinesi, facenti parte della nutrita delegazione che accompagna l’autore delle sculture, alle prese con le specialità gastronomiche del posto.
Dopo essere state viste con successo in Australia, Tailandia, Francia e Svizzera, ora le opere fanno bella mostra di sé nel nostro paese e in un luogo che ci è sembrato perfetto per esaltarne le caratteristiche: qui non si parla di “visitare” una mostra d’arte ma di passeggiare schivando deliziose figure di donne che si muovono per conto loro, tutte intente come sono a portare a spasso il cane, a danzare, a giocare a golf, a pedalare in bicicletta. Sullo sfondo il bel panorama e l’azzurro del mare e del cielo aumentano questo senso di movimento in libertà.
I loro visi paffuti esprimono l’impegno di un colpo ben assestato con la mazza da golf e di un potente rovescio di tennis, ma anche la felicità di giocare a salterello con la propria bambina, l’ebbrezza di un giro di tango con il compagno. Anche nell’unica opera in cui la donna è nuda e sola e semi-sdraiata su una sedia, con accanto a lei un’altra sedia vuota, dal suo sorriso, dalla posa di abbandono rilassato, si capisce che è stata felice e presto lo sarà ancora.
In due delle undici opere presenti la donna è in compagnia di un uomo, laddove balla con un compagno dal viso premuroso e attento, e in “Baci” dove un giovane uomo muscoloso e magro tiene sospesa nell’aria la sua robusta ragazza che ha le braccia alzate nella posa di un’esile ballerina classica; mentre le loro bocche s’incontrano a noi scappa da ridere, ma non è un riso di scherno, semmai d’ammirazione…
Queste sculture dalle nudità debordanti ma offerte senza nessuna dovizia di particolari anatomici e che per questo risultano quasi fiabesche, piacciono a tutti e divertono i bambini, non c’è in loro nulla che sia lesivo della dignità della donna, che la incateni al ruolo di oggetto sessuale, manca l’iperrealismo un po’ avvilente di certi scultori occidentali, e la grassezza non viene qui mostrata come una deformità raggelante: è una grassezza, staremmo per dire, più dello spirito che della carne, qui il corpo non può che dilatarsi a contenere tutta questa felicità.
E la felicità rende leggeri, come se si potesse volare, per questo non ci meravigliamo troppo quando, avvicinandoci, leggiamo che le sculture non sono di bronzo e quelle bianche non sono di gesso, ma sono tutte fatte in fibra di vetro; sfiorandole se ne percepisce l’estrema
leggerezza e non può che essere così, né rimarremmo particolarmente stupiti se una sera le vedessimo alzarsi a qualche metro da terra, e volteggiare per un po’ nel cielo di Zafferana illuminato dall’ultima luna d’estate.
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