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La Sicilia alla Mostra del Cinema di Venezia

La Sicilia è  ancora a Venezia, ben rappresentata alla 70° edizione della mostra del Cinema da alcuni film di nicchia.
Intanto l’opera prima della regista teatrale Emma Dante, tratta da un suo romanzo. “Via Castellana Bandiera!” è una sfida tra due donne in un vicolo di Palermo. Un western al femminile, è stato definito da Repubblica. “C’è un detto a Palermo: più scuro di mezzanotte non può fare – spiega la regista siciliana – il film è un duello tra due donne ostinate e tenaci che confrontandosi si guardano dentro e fanno il punto con la loro vita. Ho sempre voluto fare un western, certo non potevo farlo a teatro. Mi occorreva la strada, la polvere. Se mi sono rifatta a Leone? È un tale maestro che il suo cinema non può che ispirare”.
Due donne e due veicoli si fronteggiano in una stretta stradina. Un incontro-scontro all’ultimo respiro, senz’acqua, cibo, riposo. Nessuna vuol cedere il passo all’altra. Da una parte c’è Rosa e la sua compagna (la stessa regista e Alba Rohrwacher), dall’altra Samira (Elena Cotta), una donna albanese non più giovane che piange la figlia morta di cancro. Intorno c’è il mondo dei quartieri popolari di Palermo, fatto di sporcizia, dolore, violenza e che infine organizza scommesse sulla vincitrice della sfida.
“Il film è una metafora del momento che stiamo vivendo – spiega la regista – le protagoniste sono in uno stallo che ricorda quello che stiamo vivendo come società. Il mio non è un film sul Sud, racconta uno stato dell’essere non uno stato geografico. È ambientato a Palermo perché quelle sono le mie radici, il Sud è una torretta di osservazione sul mondo”.

Sempre Alba Rohrwacher è Stella ne “Il fiato sospeso”. E’ una giovane ricercatrice che lavora nei laboratori di chimica dell’università di Catania. Il film, un po’ documentario , un po’ film, presentato nella selezione ufficiale fuori concorso, ha una durata di 35 minuti, è firmato da Costanza Quatriglio ed è ispirato a fatti di cronaca dei quali Argo ha spesso scritto, le morti di giovani scienziati contaminati da veleni, avvenute proprio in quegli ambienti della facoltà di Farmacia, nell’edificio 2 della Cittadella universitaria.

“Alla fine del 2008 – ha dichiarato a Repubblica la regista palermitana – ho saputo che era stata chiusa la facoltà di Farmacia di Catania. Trentasei persone si erano ammalate, molte di cancro, per la insalubrità degli ambienti. Ho scoperto che cinque anni prima Emanuele, un ricercatore morto di tumore ai polmoni, aveva lasciato un memoriale in cui aveva annotato le condizioni dei laboratori, a partire dal malfunzionamento delle cappe aspiranti”.
La vicenda giudiziaria reale si dovrebbe concludere a dicembre con la sentenza del processo di primo grado iniziato nel 2008. «La storia dei giovani universitari costretti a studiare e a fare ricerca in laboratori di chimica insalubri e dannosi – dice la Quatriglio- è, per me, la metafora di come l’Italia sia, oramai, il Paese che divora i suoi figli».
L’anno scorso La Quatriglio con il suo Terramatta fece incetta di premi. Chissà che quest’anno non faccia il bis!

La Sicilia che approda a Venezia parla anche lingue straniere con “Le donne della Vucciria” girato a Palermo lo scorso giugno da Hiam Abbass, regista, attrice e icona del cinema palestinese. Il film nasce dalla collaborazione con le Giornate degli Autori che hanno proposto l’autrice per la serie The Miu Miu Women’s Tales.

Argo

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