Alcuni di loro si fanno chiamare Ragazzi di Catania e lo sono davvero perché sono nati a Catania, perché parlano l’italiano e anche il dialetto catanese ma le leggi italiane non li vedono così.
Sono immigrati di seconda generazione e domenica 16 giugno hanno sfilato per le vie delle città dell’Etna e dato vita, insieme ad altri loro connazionali, ad una bellissima festa che si è conclusa con uno spettacolo nel chiostro di palazzo Minoriti.
E’ stata la festa multietnica dell’amicizia e della solidarietà, organizzata dal Comitato provinciale Unicef di Catania con il coordinamento dell’instancabile venezuelana Saurina Gomez. Ne vedete le immagini negli scatti di Clotilde Pecora Caruso.
Il corteo ha preso le mosse dalla villa Bellini, si è poi snodato lungo via Etnea e, dopo una sosta a piazza Stesicoro per una bellissima danza, è giunto a palazzo Minoriti.
Ospite d’onore Salvo La Rosa, testimonial Unicef, si sono esibiti i gruppi musicali Tamara Rios, Manola Micalizzi e Acquarella do Brasil, i mauriziani di Zenfant de Z’Ile, i senegalesi Afro family. Abbiamo ascoltato i Tedranura che fanno musica mediterranea e le note delle Ande con Ricky Guarango.
Per la danza indiana e la danza del ventre c’era la scuola di danza Sara e le donne di Ararat; altre danze con il gruppo di Capoeira, Angola Mestre eletricista , Da Academia Joao Pequeno de Pastinha; dalle isole Mauritius i balli dei Ragazzi di Catania. Abbiamo potuto anche ammirare l’arte del Senegal con Baye Gaye.
Sono intervenuti i Giovani per la pace della Comunità di Sant’Egidio e il gruppo provinciale dei giovani per l’Unicef, dal significativo nome Younicef for Unicef.
E infine in mostra i manufatti di vari paesi mentre sfilavano i costumi tradizionali di terre lontane ormai a noi vicine.
Gli ultimi articoli - Eventi
La cattedra di arabo del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, in collaborazione con Nazra
La fragile tregua nella Striscia di Gaza aveva fatto sperare, se non nella pace, che i
Diamo oggi la parola ad Antonio Fisichella, autore del saggio “Una città in pugno”, per ricordare
Pubblichiamo quanto inviatoci da Massimiano Aureli, ingegnere attivo nel volontariato cittadino, sull’episodio di intolleranza accaduto in
As a woman I have no country. As a woman I want no country. As a