Quando nel 1984 Rino Valenti, insieme a Piero Guccione e Dino Cunsolo, fondava a Catania la Portarossa, non aveva inizio solo l’attività di una delle più prolifiche stamperie d’arte siciliane, ma prendeva corpo un progetto di comunicazione visiva destinato a fare scuola nel panorama culturale della città. In quegli anni, Catania era in una fase di particolare fervore artistico. Tra il 1971 e il 1987, anno della sua chiusura, la New Gallery, infatti, si era progressivamente distinta come una delle principali gallerie d’arte contemporanea del Mezzogiorno. La Milano del Sud era divenuta una tappa quasi obbligata per opere e artisti delle avanguardie internazionali: Josef Albers, Christo, Jan Dibbets, Jm Dine, David Hockney, Robert Indiana, Jasper Johns, Allen Jones, Ellsworth Kelly, Roy Linchtenstein, Bernett Newman, Claes Oldenburg, Robert Rauschenberg, James Rosenquist, Frank Stella, Andy Warhol.
Nello stesso periodo il Teatroclub di Nando Greco accoglieva, tra gli altri, Carmelo Bene e il Living Theatre. L’esperienza artistica non era più confinata nel ristretto canone della “scena” e del “quadro”, ma si moltiplicava, si riproduceva anche al di fuori dei limiti dell’estetica “classica”, così come al di fuori del palcoscenico, confrontandosi con il consumismo occidentale, da una parte, così come con le altre tradizioni culturali, dall’altra. In una società che perdeva per strada certezze e ideologie, l’artista diventava il creatore di nuovi approcci culturali, di nuove rappresentazioni mentali, in grado di organizzare le esperienze in prospettive molteplici. Nasceva così l’artista come ricercatore, come sperimentatore dei territori intermedi tra arte, design e ambiente.
La serigrafia diventava in quegli anni non solo una delle tecniche di riproduzione grafica, ma l’icona stessa di un nuovo linguaggio, di una nuova forma della rappresentazione artistica contemporanea basata sulla iconizzazione e sulla riproduzione.
Non è un caso che a Catania la serigrafia sia stata praticata soprattutto da un’artista e designer raffinato come Rino Valenti. La duttilità del mezzo serigrafico, infatti, ne permette un vasto utilizzo, ma i risultati migliori si possono raggiungere solo attraverso una continua reinvenzione della tessitura del colore e del movimento del segno. In questo Valenti è un artista poliedrico e originale, fuori dagli schemi, difficile da ricondurre a canoni precostituiti.
Il suo astrattismo nasce dalle ricerche di Alberto Burri e Lucio Fontana. Se il primo era sulle tracce di una natura brutale e il secondo preferiva il vuoto cosmico, Valenti si trova più a suo agio nello spazio tra la terra e il cielo, a cavallo dell’armonia dell’orizzonte, sulle superfici increspate delle onde. L’incontro con la plasticità della serigrafia diventa così una naturale e quasi obbligata cifra stilistica, tanto leggera ed elegante da apparire quasi d’ispirazione orientale.
La mostra presso NAAP – Nuova Accademia di Arti Pratiche (Via Cervignano 32 – Catania),
Gianpiero Vincenzo
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