La Compagnia Neon teatro, costituita da attori disabili e non, fa parte dell’Associazione culturale Neon, fondata a Catania, alla fine degli anni Ottanta da Piero Ristagno e Monica Felloni che da allora operano nel territorio con attività di formazione e aggiornamento nelle scuole e in altri ambiti di carattere socio-culturale.
Lo spettacolo è liberamente tratto dal poema “L’Italia sepolta sotto la neve” di Roberto Roversi, una raccolta di poesie di cui l’autore ha curato in proprio l’edizione, coerentemente con una sua concezione della letteratura non legata alle logiche dell’industria culturale.
La raccolta è da molti anni una fonte inesauribile di ispirazione per i lavori portati avanti dal gruppo di Piero Ristagno; è lui stesso, infatti, a spiegare, dialogando sulla scena con due attori della Compagnia, l’importanza che il poeta, recentemente scomparso, ha avuto nella formazione della sua idea di teatro, proprio per quella concezione di una letteratura militante, sentita come impegno civile e scevra dalla seduzione del successo.
Non è facile rendere a parole il senso che lo spettacolo vuole trasmettere, perché non c’è una storia da raccontare, ma piuttosto, la suggestione della poesia apre alla speranza di un mondo possibile in cui ciascuno abbia il coraggio di riconoscersi nell’altro, senza negargli il diritto di “esserci” a partire proprio dalla sua diversità.
Ma il coraggio, come si dice nell’introduzione dello spettacolo è “una virtù del fare; e in quanto tale deve rendersi visibile, deve prendere forma. Un coraggio che non si vede, non si sente, non si tocca è un coraggio inutile. Quando il coraggio è vero, è bello da vedere e da sentire, così da attrarre gli altri e renderli partecipi.”
Quale forma d’arte, perciò, si addice meglio a rappresentare questa virtù se non il teatro che mette insieme parola, musica, gesto in una unità inscindibile? Ed è quello che fanno gli attori di Neon teatro, mescolando i loro corpi, le loro voci le loro emozioni in una fusione armonica che fa dimenticare allo spettatore le loro differenti possibilità espressive, producendo, come nel teatro antico, quasi un effetto catartico.
Attraverso la suggestione dei versi di Roversi, sulla scena si ammira, così, una bellezza fatta non di esibizione di forme esteriori, di ostentazione di un’apparenza a cui una società superficiale e impoverita ci ha abituati, ma una bellezza che attinge a significati più profondi con cui guardare alla vita al di là degli stereotipi.
La scenografia, quasi inesistente, se non per un gioco di luci, si arricchisce della proiezione, sul fondale della scena, di numerose fotografie, fatte al pubblico all’inizio dello spettacolo, che hanno l’effetto di
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che rabbia averlo perso !!!
almeno Argo,sensibile com'è,si faccia portavoce di questi magnifici spettacoli per nulla pubblicizzati affinchè lo si possa sapere in tempo e andare tutti a vederli.
bravi piero e monica e i loro straordinari attori.