Su impulso del Magnifico Rettore, l’Università di Catania si
Venerdì 8 giugno è stata occupata simbolicamente una parte della Facoltà di Lettere per difendere, come ricorda Matteo Iannitti, l’Università come luogo di cultura aperto a tutti.
Di fronte alle proteste, il Rettore ha parzialmente corretto il tiro. Se il Consiglio di Amministrazione individuerà le manifestazioni come “interessanti per l’ateneo”, gli spazi saranno concessi gratuitamente.
Gli studenti non si sono, però, tranquillizzati. Si tratta, infatti, di quel Consiglio di Amministrazione eletto dopo molte polemiche e definito dal Coordinamento Unico di Ateneo “ a sua [di Recca, ndr] immagine e somiglianza”.
Immediatamente è stata promossa una raccolta firme (che proponiamo di seguito) ed è stata indetta per il 16 giugno alle 17 un’ assemblea pubblica ai Benedettini.
Puoi leggere e firmare l’appello a questo link
Leggi la delibera del Consiglio di Amministrazione, tuttora valida, nonostante le parziali smentite del Rettore.
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La cosa ancor più vergognosa di tale provvedimento è che arrivi in un momento estremamente delicato per tutta l'università di Catania. Per quanto mi riguarda, presso l'ex monastero dei Benedettini, sede della mia Facoltà, nelle scorse settimane l'acqua è venuta a mancare per diversi giorni causando, come si può facilmente dedurre, disagi non di poco conto (soprattutto per l'impossibilità di usufruire dei servizi igienici). Inoltre, la struttura sta vivendo disagi di ogni genere. Vi sono scale che, a ben guardarle, credo non vengano lavate da anni; banchi e banchetti dislocati senza alcuna logica lungo i numerosi corridoi; spazzatura lungo la strada romana che attraversa l'ingresso della struttura. Non nascondo un certo imbarazzo davanti ai numerosi turisti che, quotidianamente, transitano presso la nostra sede per poterne ammirare l'imponenza e la magnificenza(?). Alla luce di tale stato di cose (e sono solo alcune delle tante) trovo inconcepibile, vergognoso e inammisibile che, in un momento così complesso, il CdA abbia varato un provvedimento destinato soltanto ad ampliare già malessere in atto e il divario tra studenti e autorità.