Che il pensiero si muova con, attraverso e sui libri é dimostrato anche da questa storia. E’ una piccola grande esperienza. Ce la racconta Graziella Priulla, professore straordinario di “Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi” presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Catania. I protagonisti sono alcuni ragazzi di Nicolosi.
Vi voglio raccontare una piccola storia. Qualche mese fa, inaugurando le lezioni di Sociologia dei processi culturali a Scienze Politiche, parlammo della cultura come bene comune; della necessità che tutti ne potessero usufruire; del nesso tra cultura e cittadinanza consapevole.
Feci l’esempio, limitato ma significativo, dell’esperienza del book running del Comune di Catania, nata per la pervicace volontà di una bibliotecaria illuminata. E’ un’esperienza che avrebbe bisogno di canali più efficaci per essere meglio pubblicizzata (a proposito, è in via Vittorio Emanuele, al pianterreno del Palazzo della Cultura, ed è aperta tutti i giorni). Non comporta alcuna spesa pubblica, ma mette in moto una rete tra i cittadini: ognuno porta uno o più libri che ha già letto, e ne prende in cambio, gratis, altrettanti da leggere.
Le valenze positive sono tante: diffonde l’abitudine e il piacere della lettura, e Dio sa se ce n’è bisogno, in una città dove molte librerie hanno chiuso e le biblioteche sono poco frequentate. Crea reti solidali, introduce l’abitudine e il piacere dello scambio e della condivisione. Mostra con l’esempio la valenza gratuita e incrementale dei beni che non diminuiscono quando si condividono, anzi aumentano per tutti.
Alcuni nostri studenti che risiedono a Nicolosi, meravigliati che una cosa così semplice non sia più diffusa, entusiasti all’idea di esserne protagonisti, hanno deciso di portare nella loro cittadina un analogo servizio. Se non si muovono le istituzioni si possono muovere i cittadini, hanno pensato (a me sembra un bel pensiero). Ora lo stanno facendo: approfittando dei mercatini e dell’affluenza dei loro clienti, caricano su un banchetto i libri che riescono a raccogliere, e li offrono per lo scambio.
Ovviamente, se molti cittadini collaborano (portando libri, ricevendo in cambio un numero di libri minore di quello donato, facendo passaparola) l’iniziativa prende vita e si amplia.
Questa piccola storia serve come apologo ma anche come richiesta d’appoggio. I ragazzi devono sapere che siamo con loro. Non sono né sfigati né bamboccioni né mammoni: sono cittadini attivi. Aiutiamoli con i fatti, non con le declamazioni.
Graziella Priulla
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