Ecco i dettagli del dibattito, con i documenti integrali allegati in PDF, e qualche considerazione finale
Il primo a farsi sentire, quando il ricorso del MIUR, già atteso, non era ancora stato formalizzato, è stato il preside di scienze politiche, Giuseppe Vecchio, forse non a caso anche aspirante futuro rettore.
E forse non a caso è intervenuto, subito dopo il ricorso, Giacomo Pignataro, anche lui aspirante rettore e attuale membro del CdA, al cui interno aveva già assunto una posizione critica verso l’eccessivo accentramento di potere nelle mani del rettore previsto dal nuovo Statuto.
Al di là della forma sempre molto garbata, le posizioni che emergono dalle due missive sono molto diverse.
Ma Recca da questo orecchio non ci sente, ritiene illegittimo il ricorso e preme il piede sull’acceleratore. Comunica al personale docente, tecnico-amministrativo e agli studenti che “si procederà a tutti gli adempimenti previsti dallo stesso, nel rispetto di quanto già programmato”. Secco e professionale. Le sbavature se le concede sulla mailing list del Coordinamento unico d’Ateneo. Rispondendo al professore Bellia che chiede cautela e prospetta il rischio di un annullamento, scrive infatti “se proprio dovesse essere contento di tale negativa evenienza per l’ateneo Le suggerisco di non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”.
L’espressione è da tenere presente per capire il riferimento contenuto nell’intervento più duro apparso nel circuito, quello di Di Cataldo, preside “scaduto” della facoltà di Giurisprudenza, anch’essa “scaduta”, come egli stesso ironicamente precisa.
Giudicando inopportuno “stare in trincea contro il governo”, Di Cataldo invita il rettore a non fare autogol. Gli ricorda, tra l’altro, che “esiste una regola non scritta secondo la quale ci si presenta al giudice a bocce ferme” e che il mancato rispetto di questa prassi rischia di aggravare la “situazione di illegittimità”. Gli suggerisce infine una via d’uscita. “Vai subito al Ministero, concorda una cessazione delle ostilità basata sull’azzeramento di questo statuto indecente, e riavvia dall’inizio il processo di redazione del nuovo statuto”.
Ma Recca non ci sta e risponde che “l’interlocuzione con il ministero” sarà riavviata dopo la decisione del TAR, sostenendo di avere il consenso della “stragrande maggioranza degli organi di governo”. Ed è vero, anche se non è detto abbia lo stesso consenso all’interno dell’Ateneo.
Quasi tutta incentrata sul merito invece l’ultima lettera di questa serie, firmata da Vigneri insieme ad un gruppo di docenti e di amministrativi
Tra le questioni sollevate, alcune corrispondono a quelle evidenziate dai rilievi del Ministero:
Ma vengono riportate all’attenzione anche questioni non segnalate dal MIUR
In chiusura, anche in questo caso, l’invito a sospendere “l’applicazione delle norme statutarie contestate e dei regolamenti che ne derivano”.
L’ultima parola, per adesso, è quella di Recca, diffusa all’interno di un’intervista pubblicata sulla Sicilia dell’altro ieri. Il rettore ribadisce di aver ignorato la richiesta di chiarimenti inviatagli dal Ministero, perchè non aveva la forma del decreto del Ministro e conferma di sentirsi dalla parte della ragione perchè i vizi di illegittimità non esistono
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Sono molti in effetti, anche senza essere amici di Recca, a ritenere che i vizi di illegittimità siano poco rilevanti e che il ricorso sia stato determinato soprattutto da inadempienze di tipo procedurale (non è stato accolto l’invito a rivedere lo statuto, che poteva comunque essere mantenuto pressocchè uguale con una nuova delibera, dato che la legge lascia l’ultima parola all’Ateneo).
Resta il fatto che Recca vuole assolutamente andare avanti per arrivare all’elezione del nuovo CdA che sarà, sulla base del nuovo statuto, nominato da lui. Sia pure per breve tempo, prima della scadenza del mandato, egli sarà così il padrone indiscusso dell’università. Oltre a governare, potrebbe gestire anche alleanze e scambiare favori, gettando magari, chissà, le basi di una sua futura carriera politica.
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