Parla Walter Rizzo, corrispondente del quotidiano palermitano nella fase finale. Parla degli insegnamenti de l’Ora: il metodo dell’inchiesta, il rigore professionale, l’essere cittadini prima che giornalisti.
Giuseppe Pipitone, giovane redattore del mensile, che aveva sei anni quando L’ora chiuse i battenti, ha dimostrato “sul campo” il suo impegno contro la mafia, tanto che l’organizzazione criminale gli ha già inviato una lettera in cui lo minaccia di morte.
Entusiasta Orazio Licandro, della Segreteria Nazionale del Pdci-Federazione della Sinistra, presenta quasi uno spot in cui invita a comperare I quaderni che raccontano la Sicilia di oggi e denunciano le magagne di sempre.
Vittorio Corradino, presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia e componente del Comitato di direzione della rivista definisce la nascita del mensile un'”operazione culturale in questa situazione di stampa omologata”.
Per il giornalista e scrittore Giuseppe Lo Bianco, direttore responsabile della testata, raccontare è giudicare. “Bisogna schierarsi – dice – e giudicare i fatti”. E racconta del nonno, fondatore del Corriere di Sicilia, morto di crepacuore all’indomani dell’attentato fascista che distrusse la tipografia del giornale.
Insomma occorre che la stampa sia schierata, che abbia coraggio e che racconti una Sicilia – denuncia Lo Bianco- in passato troppo spesso taciuta.
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