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Non si dormiva con le porte aperte

prefetto Cesare Mori

“Ai tempi del fascismo, in Sicilia si dormiva con le porte aperte”, una ‘verità’ che oggi viene rimessa in discussione. Meridiana (rivista di storia e scienze sociali) ha, infatti, dedicato un intero fascicolo ai rapporti tra mafia e fascismo dal quale emerge un quadro decisamente diverso rispetto ai luoghi comuni tradizionali.
Essendo ormai consultabile un’enorme quantità di documenti d’archivio (in gran parte conservati presso l’archivio di stato di Palermo), è stato dunque possibile ricostruire con maggiore precisione quanto effettivamente avvenuto.
Come scrive M. Cimino sulla Gazzetta del Sud, “Cesare Mori [fu] promosso e rimosso nel momento in cui, arrestati i pesci piccoli, osò puntare il dito accusatorio nei confronti dei colletti bianchi o, per dirla col termine in uso all’epoca, i cosiddetti galantuomini, con cui, invece, il regime venne a patti”. Il che conferma la tesi del prof. S. Lupo, direttore di Meridiana, secondo cui al regime interessava mantenere l’ordine a qualunque costo.
E’ la lettura di un lungo verbale del 1938 che rileva il fallimento dell’operazione Mori, se è vero, come è vero, che a dieci anni di distanza dalla suddetta iniziativa si dovette istituire l’Ispettorato interprovinciale di pubblica sicurezza (una sorta di DIA ante litteram).
Evidentemente, condoni e amnistie, concesse dal governo dopo la promozione del “prefetto di ferro”, avevano ridato campo libero ai “pezzi da novanta”, e infatti già nel 1932 ritroviamo in Sicilia rapine e omicidi di stampo mafioso.
Fra i beneficiari di questo ‘allentamento dei controlli’ ricordiamo A. Di Giorgio (già ministro della guerra di Mussolini), l’onorevole A. Cucco, il principe G. Lanza di Scalea e molti altri esponenti dell’ aristocrazia isolana. Lo stesso Vittorio Emanuele Orlando fra gli elettori del suo collegio annoverava molti “galantuomini”.
In sostanza, l’idea che la mafia, sconfitta dal fascismo, fosse risorta con lo sbarco alleato del 1943 , aperti gli archivi, non si dimostra altro se non un’abile propaganda di regime, il che non stupisce nessuno.

Argo

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