Catania, 19 gennaio 2011
Lo stile “Lombardo” è noto ed ampiamente praticato. Non per nulla il presidente della Regione Siciliana, in quel di Palermo è sopranominato “Arraffaele”. Nulla di nuovo sotto il sole. È il modo di fare politica della vecchia DC. È lo stile dei partiti di governo e di opposizione che si dividono proporzionalmente la torta. È lo stile della Lega. E’ lo stile della giunta Alemanno a Roma ed in ogni parte di Italia.
È lo stile della “clientela”, della politica intesa come concessione di favori e grazie, non come tutela dei diritti. È usato per creare sudditi che tendono pietosamente la mano, piuttosto che cittadini capaci di puntare coraggiosamente il dito anche verso quelli che da loro sono stati eletti; è la politica intesa come graziosa concessione di favori ai singoli piuttosto che come difesa del bene comune.
Non è già mafia. Ma è il preludio, il clima, il brodo, l’ambiente in cui la mafia affonda le sue radici, nasce e si rafforza.
Lo stile Lombardo è vecchio, uno stile che, a cascata, si riversa dal governo centrale al sottogoverno, alle regioni, alle province, ai comuni fino a diventare la regola, pacificamente da tutti accettata, della politica.
È lo stile che ha contagiato il PD siciliano in nome della “governabilità” e che da Palermo, soprattutto in Sicilia, si va diffondendo, infettando, come un virus letale, la mente di tante persone oneste e disinteressate, sinceramente antimafiose, che ottengono, da chi governa, assessorati, incarichi di sottogoverno, posti di responsabilità, prebende, sussidi e quanto permette loro di essere antimafiosi, antipizzo, antimafia… E la condizione sottintesa di questa elargizione è che si crei, nella loro coscienza ed a loro insaputa, un blocco psicologico che faccia loro dire giustamente: “È un mio diritto chiedere alle istituzioni un sostegno per il mio impegno in favore della legalità” ma che impedirà loro in buona sostanza la considerazione che chi concede questo diritto sa di creare una resistenza alla denuncia, un blocco alle parole, una remora al giudizio. E se da liberi ci si sarebbe indignati davanti ad ogni sospetto di illegalità, ora non si avvertirà più lo stimolo della rivolta…
Il meccanismo è diabolico e salva del tutto la buona fede e la buona coscienza.
Ha salvato la buona fede dei preti che facevano votare DC in cambio di denaro, allo scopo di fare del bene perché “i soldi sono lo sterco del diavolo con cui si concimano le opere di Dio”; salva la chiesa di oggi che per difendere i principi “non negoziabili” e i sussidi governativi appoggia Berlusconi, così come favorirebbe qualsiasi governo si comportasse come il cavaliere; salva l’onestà e la buona fede di coloro che, pur di continuare a fare antimafia, antipizzo e quant’altro, ricevono qualcosa che spegnerà la loro voglia di gridare quando sarà necessario.
Su tutto questo pericolo vorremmo porre l’attenzione e suscitare un dibattito.
CittaInsieme non solo non ha mai chiesto nulla, ma ha rifiutato spesso l’aiuto offerto da politici interessati solo a fagocitare la libertà di un movimento che può parlare o tacere, secondo i casi, ma che in ogni caso non lo fa mai per interesse.
Ci siamo anche procurati minacce di querela, ai tempi della giunta Bianco, da parte di alcuni assessori, perché abbiamo puntato il dito.
Una politica libera da clientele è probabilmente una pura utopia.
Ma noi crediamo sia l’unico orizzonte possibile all’interno del quale si possa collocare chi si adopera per combattere la mafia, la corruzione e per il rispetto della legalità.
CittàInsieme
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