Ammontano a 6,5 miliardi di euro i fondi strutturali sottratti alla Sicilia per finanziare opere pubbliche già progettate e cantierabili. Ad essi si aggiunge il blocco dei pagamenti per lavori eseguiti per un ammontare di oltre 1 miliardo di euro. Tutto rimodulato dal ministro Fitto che ha assegnato 4 miliardi al solo ponte sullo stretto (ma non doveva essere a totale carico dei privati?) e 2,5 miliardi a Regioni del Nord, mentre per le 29 opere cantierabili sono stati previsti 2,5 miliardi di fondi FAS (disponibili solo dal 2012) che comportano – però – un cofinanziamento regionale di pari importo (non previsto dalla nostra Regione). E’ questa la denuncia dell’ANCE Sicilia che sottolinea le drammatiche condizioni in cui versa il settore edile che ha visto chiudere nel mese di novembre centinaia di aziende con conseguente licenziamento di migliaia di dipendenti.
“Concretamente, quindi, alla Sicilia rimangono il Ponte sullo Stretto, la Caltanissetta-Porto Empedocle, la Palermo-Agrigento e la Siracusa-Catania. Infrastrutture in mano ai general contractor, ovvero alle grandi aziende del Nord che si aggiudicano i lavori più costosi e la regia unica degli appalti. Quest’ultime affidano gran parte dei lavori in subappalto alle imprese locali, riuscendo ad imporre compensi da fame”. Leggi il documento dell’ Ance Politiche e risorse per le infrastrutture nel mezzogiono
“Di conseguenza, non ci sono più soldi per la quasi totalità del settore edile. Prova ne siano il calo costante dei bandi di gara pubblicati (-60% nel 2010, -50% nel 2009 e nel 2008), la perdita di 30 mila posti di lavoro nell’ultimo biennio (di cui circa 20 mila solo quest’anno) e la chiusura di centinaia di imprese. ‘Le aziende edili di fascia media sono tagliate fuori – ha commentato Salvo Ferlito, presidente regionale di Ance Sicilia – schiacciate fra le grandi imprese che, pur di lavorare, partecipano in massa anche a gare di piccolissimi importi praticando ribassi impossibili fino al 53%. Le risposte che aspettavamo da Regione e Ars non sono giunte. Oggi lanciamo alla classe politica l’ultimo avviso‘”.
“Il governo regionale – ha concluso Ferlito – deve anche avviare un confronto col governo nazionale per recuperare almeno una parte delle risorse prima destinate alle infrastrutture dell’Isola e per consentire anche alle imprese medio-piccole di partecipare al mercato delle opere pubbliche monopolizzato da general contractor e grandi imprese”.
Leggi anche Infrastrutture, ultimatum dell’Ance alla Regione sul Giornale di Sicilia del 30/12 e il blog di Matteo Scirè

Argo

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