Il volume è stato presentato ieri al Gapa, presente uno degli autori, Giovanni Abbagnato, introdotto da Sonia Giardina.
Il numero insolitamente alto di autori non è l’unica caratteristica originale di questo volume. Lo è altrettanto la varietà delle loro competenze e quindi della tipologia degli scritti in esso raccolti. Psichiatri e psicologi, giornalisti, storici, operatori del sociale trattano con un taglio ora saggistico ora narrativo vari aspetti del fenomeno mafioso, letti attraverso vari punti di vista.
Le canzoni di ‘ndrangheta e la manipolazione dei media, gli aspetti psicologici dell’appartenenza alla “famiglia”, la storia delle donne camorriste a partire dall’ottocento, gli immigrati di seconda generazione e il loro rapporto con la criminalità organizzata, le feste popolari come scenario del potere mafioso, la mafia rappresentata dal cinema e dalla televisione, le specificità siciliane della questione meridionale, storie di beni confiscati e assegnati a Libera, questi ed altri gli argomenti trattati. Molti i nomi, i nomi della gente comune, Marco,Gennaro, Giuseppe, per raccontare storie di ordinaria sopraffazione o di ordinaria resistenza.
Ma c’è un’ulteriore novità che caratterizza il volume, il modo in cui viene presentato e pubblicizzato. Sono infatti alcune associazioni presenti nel territorio che si adoperano per organizzare le presentazioni nelle varie località, coinvolgendo il pubblico attraverso i loro canali di comunicazione. A Catania la presentazione è stata organizzata da Arci, Gapa, Centro di Aggregazione Popolare, U cuntu, Girodivite, Casablanca. L’aspetto meno positivo di questa modalità è che si tende a raggiungere soprattutto un circuito di persone già sensibili al problema, lasciando fuori coloro che maggiormente dovrebbero essere stimolati ad una riflessione.
Ultima caratteristica originale dell’opera: i proventi delle vendite serviranno a finanziare un progetto di comunicazione pensato da Agoravox Italia, network europeo di giornalismo partecipativo, per Scampia. Un quartiere disagiato potrebbe divenire sede di un’esperienza innovativa, capace di stimolare la crescita economica e culturale di una zona degradata e problematica del Sud..
Il libro non è quindi solo un contributo alla comprensione del fenomeno mafioso, è anche una dimostrazione della presenza di una rete di intellettuali, volontari, cittadini che vogliono capire e ricordare, che vogliono continuare a costruire e ad operare sul territorio, senza perdere la speranza e unendo le proprie forze, perchè, come conclude Travaglio nella prefezaione, “l’unione fa la forza”.
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