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Benvenuta Feltrinelli

Venerdì scorso alle sei ha aperto a Catania la prima Feltrinelli libri e musica della città. Molti catanesi hanno mostrato curiosità nei confronti del nuovo grande negozio, che racchiude in sé una grande libreria e un altrettanto grande negozio di musica,  erede della storica Ricordi di via Sant’Euplio, e si sono presentati fin dalle quattro su via Etnea, ad attendere l’inaugurazione. Ospiti d’onore, Carmen Consoli, che ha autografato copie del suo ultimo lavoro, e l’ arcivescovo di Catania Salvatore Gristina, accolto dal padrone di casa Carlo Feltrinelli, figlio del fondatore della casa editrice e della catena di librerie, Giangiacomo.

La storia delle librerie Feltrinelli è antica quasi quanto quella della casa editrice. La prima libreria della catena ha aperto a Pisa nel 1957; la Giangiacomo Feltrinelli Editore era stata fondata solo due anni prima. Fin da subito, la strategia commerciale delle librerie Feltrinelli ha puntato sul rendere il negozio un luogo accogliente, in cui fosse possibile non solo acquistare beni, ma anche trascorrere in modo piacevole il tempo, sedersi, sfogliare i libri, leggere i quotidiani messi a disposizione dei clienti, ascoltare buona musica o partecipare a eventi di varia natura. Chi conosce le altre Feltrinelli d’Italia si aspetta di assistere anche a Catania a presentazioni di libri, a concerti, a mostre.

Della folla in attesa di entrare al megastore hanno approfittato per ottenere visibilità alcuni degli studenti universitari in questo momento in agitazione contro la  riforma Gelmini. Gli studenti hanno ribadito davanti all’inatteso pubblico i propri slogan in difesa dell’università pubblica, del diritto allo studio e della libertà della cultura, sottolineando che Giangiacomo Feltrinelli, se fosse ancora vivo, avrebbe con buona probabilità sostenuto le loro ragioni.

Non ignoriamo che l’apertura di un negozio così grande potrà cambiare assetti economico commerciali consolidati e danneggiare la nascita di piccole realtà alternative. Ma non dimentichiamo che senza soldi non si fa cultura. Nel momento in cui lo stato sembra non tenere in considerazione le necessità dei cittadini, e in circostanze di più o meno colpevole difficoltà per l’amministrazione comunale, ben venga l’intervento di un privato in grado di organizzare eventi culturali di rilievo, ospitare le associazioni locali, o più semplicemente di fornire un luogo che possa essere salotto d’incontro,  se può servire a dare slancio alla situazione culturale catanese, di certo viva, ma un po’ frammentata e lontana, per un capriccio della geografia, dai grandi circuiti nazionali. Ciò vale per la novità di oggi, la Feltrinelli, ma anche per quelle che ci auguriamo sorgano in futuro. Non significa che il comune debba abdicare al suo ruolo di promozione sociale e culturale: speriamo anzi che i cittadini, resi più attenti, diventino sempre più esigenti nei confronti di chi dovrebbe proteggere, valorizzare e accrescere ciò che di più prezioso la nostra città possiede: l’intelligenza, l’istruzione e la sensibilità dei suoi abitanti.

Argo

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