I due infettivologi presenti (Nigro, presidente LILA, e La Rosa) hanno, in premessa, ribadito che occorre sempre discutere di comportamenti a rischio, che non hanno nulla a che vedere con gli orientamenti sessuali delle persone, ma hanno, anche, denunciato una preoccupante caduta di informazione e consapevolezza, confermata, ad esempio, dall’aumento dei casi di altre infezioni a trasmissione sessuale come la sifilide e i conditomi acuminati (papilloma virus).
Da un lato le nuove terapie sull’AIDS hanno positivamente modificato il vecchio quadro della malattia: oggi è possibile diminuire la carica infettiva del virus (ma non guarire dalla malattia, che si cronicizza), e la vecchia terribile immagine del malato di AIDS, colpito nel fisico, fortunatamente non è più attuale. E mentre prima l’ineluttabile scomparsa di chi ti stava accanto imponeva maggiore attenzione, e maggiore protezione, oggi si tende a sottovalutare il problema.
Nel dibattito si è molto insistito sul fatto che la protezione non può essere un problema di chi ha contratto il virus, ma una modalità di rapporti che dovrebbe coinvolgere l’intera popolazione. A partire, rispetto alle scelte sessuali, da una corretta informazione sull’uso del preservativo e da una conseguente distribuzione capillare.
In sostanza, è ancora valida la strategia di “riduzione del danno”: anche se non condivido i tuoi comportamenti, cerco di impedire che si aggiungano problemi a problemi. Per esempio, se fai uso di eroina, faccio in modo, attraverso la distribuzione di siringhe pulite, di evitare la possibilità di contrarre eventuali malattie che derivano da un uso promiscuo delle stesse.
Altro elemento che ha caratterizzato il dibattito la riflessione sulle Dark Room. Luoghi, spesso presenti nelle discoteche –anche a Catania- ai quali si accede per fare sesso. Da un lato c’è stato che ne ha chiesto la chiusura, dall’altro, la maggior parte dei presenti ha ribattuto che è preferibile un luogo ben definito piuttosto che tanti “luoghi improbabili”, per esempio i bagni o i parcheggi delle stesse discoteche, dove non ci sono le Dark Room, per praticare rapporti sessuali pericolosi.
Meglio, allora informare bene chi accede alle Dark e fare in modo che scelga di fare, comunque, sesso protetto. Ma c’è stato anche chi ha identificato la chiusura delle Dark come un segnale culturale di cambiamento per evitare di accomunare i gay al sesso estremo.
Su tanti altri temi, la trasmissione materno-infantile del virus, l’aderenza alle cure, i vari gradi di “pericolo” del contagio, la discussione è appena iniziata, per cui tutte le associazioni intervenute all’incontro hanno preso l’impegno di rivedersi, anche dopo la conclusione del Pride, per continuare a discutere e contribuire a diffondere informazione e comportamenti corretti.
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