Che ci sta a fare l’istituzione se a sbracciarsi le maniche è solo il volontariato? A pensar male si può credere che il Comune voglia intestarsi le battaglie vinte, gli sforzi esercitati, i risultati raggiunti dalle associazioni. E il tutto a costo zero. A non voler essere prevenuti bisognerà attendere i prossimi mesi. Nonostante tutto, forse qualche piccola cosa il Comune può farla se alle promesse dell’assessore comunale alla famiglia Marco Belluardo, seguiranno fatti. Piccoli, minuscoli, quasi impercettibili fatti. Soldi ce ne sono pochissimi nella casse comunali che in passato hanno magnanimamente foraggiato sagre e feste, progetti e progettini, organizzati da tanti riconoscenti clienti. Ma stavolta l’assessore ha promesso:”D’ora in poi risponderemo ai bisogni”.
Eccoli i bisogni. Sono tanti, e i quattrini in cassa pochi, pochissimi in assoluto e rispetto ai primi. Li mette ben in evidenza, nella sua relazione iniziale, Elvira Iovino del Centro Astalli. Vanno dall’accompagnamento medico sanitario agli alloggi; dai dormitori all’aiuto ai detenuti stranieri; dalla formazione professionale al recupero di immobili che servano loro da bottega.
Tenendo conto proprio dei bisogni, a conclusione del seminario sono venute fuori alcune proposte-richieste. Eccole elencate. Uno, la nascita della Consulta delle cittadine e cittadini stranieri e apolidi con regolamento approvato dal consiglio comunale che abbia il compito di favorire il dialogo fra portatori di diverse culture per realizzare la piena integrazione dei cittadini stranieri nell’ambito dei diritti, dell’istruzione, della salute, dell’inserimento lavorativo e dei servizi sociali. Due, la creazione di un portale plurilingue che utilizzi il sito del Comune, in cui offrire informazioni sui servizi che la città offre agli immigrati e dove, attraverso un blog, si possa interagire e creare rete tra le diverse associazioni. Tre, favorire progetti di integrazione delle persone immigrate individuando due immobili di proprietà comunale (per esempio una parte del Centro Midulla) o dei beni confiscati alla mafia che, inutilizzati, possano invece essere ristrutturati da operai e artigiani immigrati che ne faranno, con una gestione mista, uno spazio comune, un luogo in cui sviluppare attività associative, culturali, formative, sociali. Quattro, favorire e sostenere la nascita di attività economiche regolari come i micronidi, gli asili nido familiari per sostenere l’inserimento lavorativo delle donne straniere, oppure il mercato multietnico settimanale che offre spazio di integrazione e di valorizzazione delle culture diverse. Cinque, istituire l’albo dei tutori legali per minori presso il tribunale dei minori. Sei, individuare uno spazio per la realizzazione di un cimitero islamico.
“Tutte le proposte -–ha commentato Padre Valerio Di Trapani, che è anche componente del comitato di presidenza degli Stati Generali- sono possibili, verificabili e senza alcun costo per il Comune. E’ solo un esempio di come gli Stati Generali possano rilanciare l’immagine di una città matura che non si presenta col piattino in mano, ma che è capace di pensare al futuro con fantasia ed efficacia. Ora spetta al Comune, che incalzeremo costantemente, valorizzare e concretizzare le indicazioni emerse”.
Sull’argomento vedi anche liberainformazione 12.03.2010 – Proposte per favorire l’assistenza ai cittadini extracomunitari
Oppure vai al sito: Comune di Catania – Stati generali
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