Tratto dal sito dei Ricercatori Precari di Catania: “ Replica dei precari universitari alla lettera aperta di Pier Luigi Celli, direttore
La lettera aperta scritta dal prof. Celli al figlio (Figlio mio, lascia questo paese), pubblicata su Repubblica lo scorso 30 novembre, ha suscitato molto interesse. Ha aperto un dibattito. Un contributo interessante a questo dibattito è stato pubblicato sul sito dei Ricercatori Precari di Catania.
Il punto di vista espresso in questo intervento evidenzia come le vere vittime di questa mancanza di prospettive dei giovani ricercatori italiani non siano i ventenni (per di più con famiglie benestanti alle spalle e spesso con genitori che fanno i professori universitari e hanno solide relazioni nazionali e internazionali). Le vere vittime sono i precari trentenni e quarantenni che “hanno già iniziato a costruire il proprio progetto di vita in questa Italia decadente”, che hanno già mogli o mariti radicati sul territorio, e possibilmente anche uno o due figli. Che hanno già fatto ricerca e prodotto risultati apprezzati. Che voglion continuare a lottare per restare con dignità. Che sono i “moderni Cipputi” che hanno solo una possibilità di scelta: rivendicare continuità di reddito e diritti.
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