Il ricorso ai consulenti è una modalità che è stata a lungo utilizzata per nascondere favoritismi politici. In questi anni a Catania diverse Associazioni cittadine hanno denunciato l’abuso di consulenti da parte delle ultime Amministrazioni comunali: sono stati chiesti inutilmente nomi, parcelle, incarichi, scadenze e prodotti finali. Ogni anno la Corte dei Conti ha rilevato eccessi di spesa attraverso le consulenze, ma niente finora è riuscito a ridurre questo sperpero di denaro pubblico.
L’obbligo di pubblicazione sul sito del Ministero della Pubblica amministrazione, i dissesti finanziari, la necessità di rientro economico e, a livello regionale, la recente riforma sanitaria forse ridurranno il ricorso alle consulenze in eccesso. In particolare, le nuove aziende sanitarie potranno ricorrere a consulenti solo dopo il parere vincolante dell’Assessore regionale alla Sanità.
L’articolo di Lucia Russo (Quotidiano di Sicilia, 26/08/09, Consulenze d’oro nella vecchia sanità) rileva che su 29 Aziende sanitarie siciliane solo 17 hanno comunicato i dati del 2008 al Ministero.
A spendere di più nel 2008 è stata l’Azienda Ospedaliera V. Emanuele-Ferrarotto-S. Bambino di Catania che ha conferito 102 incarichi per un importo di 1,2 milioni di euro, seguita dall’Ao Villa Sofia e Cto di Palermo con 1,1 mln €, poi l’Asl 3 di Catania con 900 mila €.
Poiché la legge prevede che le Amministrazioni non potranno conferire nuovi incarichi fino a quando non avranno adempiuto all’obbligo di comunicazione al Ministero, ogni cittadino d’ora in poi potrà sapere come viene spesa una parte del denaro pubblico.
Sempre che non vengano trovate e utilizzate differenti modalità di distribuzione di denaro e favori….
Leggi l’articolo in archivio: Consulenti sanità
Vedi anche Il prete, l’arbitro, l’esperto di trote. La Sicilia delle 15 mila consulenze su La Repubblica di Palermo del 9 settembre 2009
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