A tutti i costi. Praticamente vicina alla paralisi la normale attività di governo della città, quasi per dimostrare di essere ancora in vita, torna alla carica l’amministrazione comunale di Catania nel tentativo di dismettere il patrimonio dell’Ente. Il sindaco Stancanelli conferma la volontà di “svendere beni di tutti i catanesi”, immobili a vocazione sociale e culturale dei quali la città è carente.
L’ennesima denuncia arriva dalla Federazione catanese di Rifondazione comunista, a firma del segretario provinciale Pier Paolo Montalto e del responsabile delle politiche comunali Marcello Failla.
Nell’elenco, la masseria di S. Giorgio, l’ex scuola Pestalozzi, la casa rurale di viale Castagnola, il plesso scolastico di viale Castagnola 4, che potrebbero rivalutare la periferia sud. E non mancano immobili irrinunciabili per la riqualificazione del centro storico della città: l’ex mercato ittico di via del Principe, con un’ampia area di mq 2495, il mercato ittico di via Domenico Tempio; l’ex mercato di via S. Maria della Catena, l’autoparco di via Duca degli Abruzzi, le ex controllerie daziarie di Ognina, Pantano D’Arci, Canalicchio e Nesima Superiore.
Non solo. Il sindaco Stancanelli “interpreta” il piano regolatore generale e propone varianti, aumenti di cubatura, proprio nel cuore della città. “Le aree di Nesima e di via Palermo, ad esempio – dicono Failla e Montalto – saranno così molto più appetibili”.

Argo

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