Una lettura psico-strutturalista dei manifesti della sua campagna elettorale consente infatti di intuire chi è il suo nuovo curatore d’immagine. Avevamo pensato in un primo momento a Ruini, ma c’è troppo buonismo, e poi il Cardinale è già impegnato col Cavaliere. Potrebbe essere invece qualche esponente della
nouvelle vague di monsignori della Curia romana, tipo R. Fisichella o, più probabilmente, G. Ravasi, date le sue ben note competenze esegetiche.
Nel primo manifesto è evidente in effetti la sua identificazione col patriarca Noè che, a conclusione del diluvio, libera dalla sua arca (metafora della vecchia DC?) la consueta colomba munita del regolamentere ramoscello d’ulivo (lapsus freudiano?), invitando tutti a smettere di litigare. Non ci meraviglieremmo se in un prossimo manifesto apparirà anche l’arcobaleno con cui Casini-Jahvè rifà la pace con tutti gli uomini.
Il secondo manifesto si sposta invece sul neotestamentario e suggerisce l’immagine di Casini-Buon pastore che indica a tutti Un Disegno Comune (naturalmente il Grande Centro), attorno a cui riaggregarsi.
Il fatto è che questi manifesti si trascinano dietro un potente effetto evocativo e forti capacità di suggestione (con lievi e transitori effetti allucinogeni) per cui, se la si osserva attentamente, ad un tratto, all’immagine della bambina si sostituisce in dissolvenza quella di Cuffaro, magari nell’atto di offrire, in un gesto votivo e propiziatorio, un vassoio di cannoli: ecco allora che si perde tutta la solenne ieracità della scena e si ritorna purtroppo alla triste e (ab)usata realtà.
Ecco il giudicio uman come spesso erra!
Cosa ci riserva la prossima puntata?
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