“… un gran pino solitario in una campagna di ulivi saraceni affacciata agli orli d’un altopiano d’argille azzurre sul mare africano.” Così Pirandello descrive il Kaos, località appena fuori Porto Empedocle in cui si trova la sua casa natia, oggi Museo visitato da tutti i turisti che si aggirano da quelle parti.
Per incrementare il numero di questi turisti sapete cosa hanno architettato alcuni nostri lungimiranti uomini politici (guarda caso del giro di Totò Cuffaro in particolare, ma non solo) in accordo con disinteressati uomini d’affari (in questo caso l’ENEL)? Niente di meglio che costruirci subito sotto un impianto di rigassificazione di gas liquido, trasportato da colossali navi metaniere provenienti dalla Nigeria, delle trascurabili dimensioni di 320 mila metri cubi di cemento e acciaio, due mega serbatoi alti 47 metri e larghi 72, solo in parte interrati. Il 20 di gennaio la Conferenza dei servizi della Regione Sicilia ha dato il suo parere favorevole, subito fatto proprio dal Ministero dell’Ambiente.
Sì, ma che c’entra? Ma è chiaro: per costruire l’attracco a cui si aggangeranno la navi che trasportano il gas liquido si dovranno adeguare le strutture portuali in modo che vi potranno attraccare le grandi navi da crociera. E il cerchio si chiude!
Non è questione di essere pro o contro l’impianto, anzi può essere un modo poco invasivo fra i tentativi di diversificazione delle fonti di approvviggionamento di risorse energetiche tradizionali: certo un aggeggio capace di lavorare 8 miliardi di metri cubi di gas l’anno non è un parco giochi per bambini, come quasi lo presenta l’Enel. I dubbi riguardano soprattutto la sua pericolosità potenziale, la sua convenienza economica, la necessità di dover interdire la zona circostante nei giorni di operatività delle navi, l’incidenza della temperatura delle acque di scarico dell’impianto sulle varie forme di vita di quel tratto di mare. Ma è soprattutto la sua localizzazione a immediato ridosso di quella quisquilia archeologica che alcuni chiamano pomposamente “la Valle dei Templi”, che sorge a pochi chilometri di distanza, ciò che desta maggiori perplessità.
Oltretutto il gas prodotto, il 10 % del mercato nazionale, solo in minima parte servirà alla Sicilia stessa, il resto sarà incanalato nel gasdotti che lo porteranno al nord. La solita storia del territorio meridionale buono solo ad essere sfruttato in cambio di qualche elemosina.
Non è un caso che già il 22 gennaio si è mobilitato un cartello di associazioni, movimenti e istituzioni (spicca fra tutti il sindaco di Agrigento Marco Zambuto e la locale Camera di commercio) per chieder con forza di sottoporre l’opera prevista ad un referendum popolare.
Intanto il 29 gennaio si è saputo che l’Unione europea non ritiene opportuno finanziare la costruzione di rigassificatori in Italia: ma come, non si tratta di “impianti strategici”?
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