La Sicilia 15.01.09 –
Manca il metano e cinquanta autobus dell’Amt ieri sono rimasti in autorimessa, fermi. Con le immaginabili conseguenze per il servizio e per i poveri cittadini già provati dalla lentezza e dalla sporadicità delle corse. Il taglio delle forniture dalla Russia non c’entra e neppure possibili ritardi e disservizi causati dall’uragano di sabbia di martedì. Il problema è sempre lo stesso: i debiti, quelli dell’Amt e quelli del Comune le cui casse, da tempo, sono a secco.
Gli autobus dell’Amt vanno a gasolio e a metano, ma, mentre per il primo tipo di combustibile l’azienda ha delle riserve su cui contare, per il secondo, il metano, non ha a chi ricorrere adesso che il fornitore, che vanta 2 milioni e 200mila euro di crediti, ha deciso di non fare più anticipazioni. O l’Amt paga o i cittadini rimangono a piedi. E così è stato ieri, con lo spettro del fermo totale degli autobus già a partire da oggi. Evenienza scongiurata in extremis.
Assente il presidente dell’Amt Michele Sineri, a Roma per partecipare al direttivo dell’Associazione nazionale trasporti (Astra), assente per motivi di salute il direttore Giuseppe Torrisi, la patata bollente è passata nelle mani dell’assessore alle Partecipate Angelo Sicali. Questi, a sua volta, ha allertato l’assessore al bilancio
Gaetano Riva per capire dove trovare i soldi per convincere il fornitore a più miti consigli.
Anche in questo caso, naturalmente, si tratta di predisporre un «piano di rientro», cioè di scaglionare la restituzione delle somme dovute, ma anche così non è semplice, poiché sono tante le aziende e le cooperative sociali che vantano analoghi diritti e i 140 milioni attesi da Roma non sono ancora arrivati. Per avviare una possibile soluzione i due assessori attendono di incontrare il sindaco che ieri, in tarda sera, è rientrato da Roma. Intanto, per scongiurare il blocco totale del servizio pubblico, l’Amt ha assicurato che per
oggi e domani acquisterà il metano necessario con fondi propri. Fino a venerdì, dunque, il servizio è assicurato. Poi si vedrà.
E il segretario generale della Fit Cisl etnea Ignazio Arcidiacono si domanda: «Che cosa si vuole fare del trasporto pubblico a Catania? Se non si pagano i fornitori è ovvio che si arrivi a queste estreme conseguenze. La domanda e le perplessità sono legittime specialmente ora che si parla di trasformazione in spa». E avverte: «Bisogna avere ben chiara la missione e la gestione dell’azienda e la tutela dei lavoratori e degli utenti del servizio.
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