Tratto da: Catania possibile, 13/20 novembre, Renato Camarda, La Milano del Sud
Industrie in crisi, disoccupazione in aumento. Per Catania e la sua zona industriale è emergenza, nonostante l’Istat le assegni il primo posto tra le province siciliane per numero di industrie e a dispetto del numero di dipendenti, 4000 solo della St microelectronics.
L’ingresso per nuovi insediamenti è stato inoltre impossibile grazie al blocco imposto dalla Regione che dichiarò l’area della zona industriale di Catania a rischio inondazioni. L’anno scorso, però, un nuovo studio diede il via libera all’ingresso di altre imprese. Nonostante ciò 30 aziende sono ancora in lista d’attesa perchè il Comune di Catania non ha approntato il piano di riassetto idrogeologico.
La zona è priva di infrastrutture; le strade sono buie, con buche come voragini, inondate dal fango ad ogni pioggia. Il Comune non rilascia i permessi per i nuovi insediamenti, dunque, mentre la disoccupazione cresce. Tra i senza lavoro gli operai della ex Cesame, ancora in attesa di essere assunti dalla Provincia così come aveva promesso l’allora presidente Raffaele Lombardo. E i rapporti per gli imprenditori sono difficili non solo con il Comune, ma anche con il consorzio Area sviluppo industriale, ente in attesa, da troppo tempo, del nuovo presidente.
Così è paralisi: persino l’uso della ferrovia è negato da 5 anni alla zona industriale di Catania.
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